Posted by Maria Zanolli in
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Letteratura on 12 19th, 2009 |
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Ci sono notti
che non
accadono mai.
(Alda Merini)
Risveglio notturno
Riemersa da chissà che ombre,
a pena ricuperi il senso
del tuo peso
del tuo calore
e la notte non ha,
per la tua fatica,
se non questo scroscio pazzo
di pioggia nera
e l’urlo del vento ai vetri.
Dov’era Dio?
Milano, ottobre 1931
(Antonia Pozzi, Parole)
calcola il tempo che mi separa da te.
il tempo che a te mi riporta.
lo stesso andare e venire dei secondi
vuoto di ore e prodromi della destinazione
di grappoli di sogni lanciati da un balcone
che si apre al pigolio della sveglia.
anche oggi il mio tavolo è remoto -
ti scriverò da lì. e, in qualche modo,
tutto il resto dei giorni.
(Carla Cirillo)
ti respiro nei cuscini
e aspetto la neve dal divano
come se potessi coprirmi
con una coperta bianca
bianca come il cielo
(Maria Zanolli, inedito)
Natale
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.
(Giuseppe Ungaretti, L’Allegria 1914.1919)
Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita
(Sandro Penna)
Alla fine dell’amore, poi
forse va solo una dissolvenza, lenta e leggera, tutto si oscura
come nei vecchi film.
(Paolo Veronese, inedito)
e stamattina
inaspettatamente
ho provato
per la prima volta
la malinconia
di un tuo ciao
e ora cerco la tua voce
nel cielo e cerco
i tuoi occhi in una canzone
ma provo a distrarmi
e mi guardo le dita
come quella sera
che mi ha visto
guardarmi le dita
ma ora no
le stringo in
un pugno
e non c’è più quel vuoto
(Maria Zanolli, inedito)
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due,
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(Eugenio Montale, Xenia)
Il dono non è stare alle cose
Intraviste con gli sguardi del sogno;
la veglia è il dono, il nudo rimanere
in ciò che vedi,
nei passi ad occhi aperti,
alla mite condanna di ogni giorno.
(Sergio Zavoli, L’orlo delle cose)
Da un vuoto all’altro
in un cammino senza senso
muovevo passi meccanici
per fermarmi, perire
o andare avanti
a tutto indifferente
se giungessi alla fine
se di là da ogni fine
l’indefinito si aprisse -
Chiusi gli occhi e a tentoni
Procedetti ugualmente:
era meno penoso essere cieca
(Emily Dickinson)
Un ritorno
Sul lago le vele facevano un bianco e compatto poema
ma pari più non gli era il mio respiro
e non era più un lago ma un attonito
specchio di me una lacuna del cuore.
(Vittorio Sereni, Gli strumenti umani)
un caffè e niente più
la tazzina nelle tue mani
le tue mani calde e buone
il profumo del pane
il pane in mano a un bambino
un bambino che scende le scale e ride
e ridere nei corridoi ridere nei baci al buio
amarsi un po’
un caffè o poco più
(Maria Zanolli, inedito)
Nostalgia
Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa
su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di pianto
in un canto
di ponte
contemplo
l’illimitato silenzio
di una ragazza
tenue
le nostre
malattie
si fondono
e come portati via
si rimane.
(Giuseppe Ungaretti, L’Allegria, 1914-19)
Convegno
Nell’aria della stanza
non te
guardo
ma già il ricordo del tuo viso
come mi nascerà
nel vuoto
ed i tuoi occhi
come si fermarono
ora - in lontani istanti -
sul mio volto.
Milano, 29 maggio 1935
(Antonia Pozzi, Parole)
i tuoi calmi spettacoli. La vita
l’amore che li lega. Sole sul colle.
E più tardi la luna. Aiuto, aiuto!
(Sandro Penna)
margherite a dicembre
e la tua risata
sul prato,
è un prato di foglie gialle
vorrei un inverno nostro
con il vento che ride
e un letto di foglie
(Maria Zanolli, inedito)
Le mani
Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell’arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.
(Vittorio Sereni)
Grazie :) che bel calduccio morbidino adesso