Posted by Maria Zanolli in
Spettacolo on 04 20th, 2010 |
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La prima volta che ho sentito i Marydolls è stato per caso, una sera di settembre in Latteria. Bevendo una birretta, seduta comoda sui divani del locale, mi sono lasciata trasportare canzone dopo canzone dalla loro musica che ricorda, a tratti, alcune sonorità grunge e un po’ maledette stile Nirvana ma che si sa addolcire con certe parole e immagini o nel tocco intenso e leggero del violoncello.
I Marydolls ufficialmente sono tre ragazzi: Paolo Morandi (voce e chitarra), Michele Bertoli (batteria) e Lorenzo Toninelli (Basso). Poi, come è stato per quella sera, si aggiunge Doriana Marinelli che suona il violoncello. A seguire la band bresciana fin dall’inizio è stato Paolo Damiano.
Nel 2008 hanno pubblicato il loro primo disco Liquirizia-Brain sotto l’etichetta indipendente Mizar Records. Il prossimo autunno uscirà il nuovo album La calma. “Proviamo a rimanere calmi in questo momento difficile in cui ogni giorno veniamo bombardati da mille messaggi, da mille immagini, da troppo rumore”.
Il tema è interessante e i Marydolls hanno energia da vendere. Come tante band bresciane che con le loro canzoni sono riuscite a risvegliare la nostra città.
Ho fatto due chiacchiere con Paolo, classe 1984, la voce del gruppo.

Perché Marydolls?
Era un’etichetta che io e mio cugino Michele, il batterista, avevamo trovato su un giocattolo. Ci era piaciuto il nome ed è diventato quello del gruppo.
Qual è il vostro genere?
Diciamo che il nostro riferimento è il grunge di Seattle e dei Nirvana, ma facendo canzoni in italiano possiamo definirci rock.
E di Liquirizia-Brain, il vostro primo album, cosa mi dici?
Beh, il nome nasce da un’immagine curiosa di un omino senza più cervello con una sigaretta in bocca che è nera, però sembra una liquirizia…
Ha un significato?
È un nonsense, ci piaceva.
L’album è del 2008, giusto?
Sì, il pezzo più significativo è probabilmente Perso, il singolo di cui abbiamo girato anche un video con la regia di Davide Franzoni e la direzione della fotografia di Francesco Cancarini. Il video è girato molto su All Music, Mtv. È stato un bel lancio.
E il disco nuovo arriva?
Stiamo lavorando al secondo, sì. Abbiamo finito i pezzi e dobbiamo registrarlo. Si chiamerà La calma.
Un disco tranquillo?
Non proprio, il nome trae in inganno… è la quiete dopo la tempesta, è come dire “proviamo a rimanere calmi in questo presente bombardato da tutto”. Facciamo qualcosa con calma.
Un bel messaggio, mi piace… voi comunque siete sempre in movimento?
Direi di sì, in questi due anni abbiamo fatto tutto il tour e abbiamo ancora qualche tappa quest’estate. Poi uscirà il nuovo disco in autunno.
Credi che a Brescia ci sia un buon fermento dal punto di vista musicale?
Sì, è una buona piazza e ce l’hanno confermato le voci che girano sulla musica bresciana al di fuori della nostra città. Molti vedono Brescia come il nuovo centro della musica indipendente. Non può che farci bene, direi.
C’è un’aria buona, insomma?
Sì, a parte lo smog…
So che avete partecipato all’Heineken Jammin Festival, un concertone?
È stata la data più importante che abbiamo fatto. La sera prima del nostro concerto c’era Vasco e 190mila persone. È stata un’esperienza formativa e ci ha dato un sacco di visibilità. Quest’anno andranno i Plan de Fuga, sono di Montichiari, sono bravi, hanno qualche anno in più di noi…
E voi tra qualche anno come sarete?
Con la musica è difficile vivere. I pezzi nascono perché si sta ore e ore in studio a scrivere e a fare la musica. Per me è una necessità, quindi ci saremo sicuramente tra qualche anno, con nuovi album e idee. Il mio compito è quello di scrivere pezzi belli e cerco di farlo ogni volta.
Mi piacerebbe finire con un pezzo di una vostra canzone.
“Voglio avere cent’anni e morire giovane” da Un altro me.
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