UNA NUOVA CHIAVE PER IL ROCK

UNA NUOVA CHIAVE PER IL ROCK

Incontro in redazione Filippo De Paoli (chitarra e voce dei Plan de Fuga) e per tutto il tempo dell’intervista vorrei fargli una domanda che poi riesco a dirgli solo alla fine. Filippo ha intorno al collo un cordino nero con una piccola chiave. Sono troppo curiosa e gli chiedo cosa apre.
“Pensa che l’ho trovata per terra, in mezzo alla strada davanti a un locale. Guarda qui, c’è scritto “rock”. È stato un segno. L’ho raccolta e il giorno dopo mi sono licenziato dalla Media Records e ho iniziato a fare rock. Non che avessi mai smesso di farlo”.
Voi credete nei segni? Penso che nel caso dei Plan de Fuga il destino rock sia più che un segno. Il loro album “In a minute” pubblicato nel gennaio del 2010 con l’etichetta indipendente About Blank è stato accolto con successo dalle radio e dalle tv musicali italiane. Dopo soli tre mesi si aggiudicano un posto in uno dei palchi più ambiti, l’Heineken Jammin’ Festival, dove si esibiranno il prossimo 3 luglio. Che dire? Citando un pezzo di Never a need (la canzone preferita di Filippo): “Got to choose what to be before time chooses for me”.

In a minute, il disco dei Plan de Fuga

In a minute, il disco dei Plan de Fuga

Plan de fuga. Da cosa?

Ognuno ha il suo piano di fuga. Nel nostro caso, essendo un gruppo trasversale, diciamo dalle convenzioni, non certo fuggire dall’Italia.
Però voi cantante in inglese…
L’intenzione è quella di arrivare all’estero, è una bella sfida, bisogna trovarsi nel posto giusto al momento giusto, noi siamo ancora all’inizio, comunque la scelta dell’inglese è venuta naturale, io penso in inglese, mia madre lo insegnava e l’ho sempre masticato in casa. È sicuramente un mezzo per arrivare a tutti, ma mi piacerebbe in futuro fare anche canzoni in italiano.
Come definiresti la vostra musica in una parola?
Varia, nel senso di contaminata, perché ognuno di noi ha una produzione musicale propria.
Quindi tutti contribuite a scrivere?
Sì, ognuno di noi porta le proprie influenze musicali quindi la varietà stilistica è quello che ci contraddistingue.
Che musica ascolti?
Tantissima, di tutti i generi.
Qualche nome?
Jeff Buckley, Bob Marley, uno dei più grandi artisti della musica di tutti i tempi che ha influenzato la dance, il rock, il funk, Astor Piazzolla e poi, ovviamente, la scena di Seattle quella elettronica di Bristol.
Diciamo che ora siete in un momento d’oro. Il disco è piaciuto molto e avete alcune date importanti in programma. Quali sono le difficoltà più grandi per emergere?
La difficoltà più grande è il rapporto con se stessi. Continuare a lottare anche con le infinite delusioni che ogni ambiente artistico e culturale italiano ti pone davanti in maniera spiazzante. E poi la dedizione, andare avanti, crederci ed essere anche molto critici con se stessi.
Tra i pezzi di “In a minute” il vostro album, a quale sei più affezionato?
Alla numero nove, Never a need.
Proprio un bel titolo…
Grazie, il titolo esprime proprio il senso della canzone: quanto è relativo ciò di cui si ha bisogno nella vita. Anche a Twice, il primo singolo che è uscito, sono affezionato. È un pezzo che parla di una persona che si guarda allo specchio e dice: “Avrei voluto essere due volte quello che sono stato”.
È per una donna?
Anche, ma più che altro è per tutte le persone con cui hai a che fare ogni giorno.
Secondo te cosa cercano oggi i giovani dalla musica?
Per me cercano troppo poco. Quando incontri in giro un ragazzo con l’i-pod e gli chiedi cosa stai ascoltando ti risponde: “Gli mp3″. Come gli mp3? Quando c’è troppo di tutto tendi a perdere un po’ il valore delle cose. Bisogna avere la capacità critica di saper scegliere e approfondire, di coltivare il desiderio di conoscere le cose. Il brutto è che si approfondisce poco, il bello è che, grazie ai mezzi di oggi, hai il mondo intero davanti agli occhi.
Un gruppo che stimi nel panorama italiano?
Il Teatro degli Orrori che fanno musica indipendente rock pura. Poi un autore con cui io suono, che è anche un mio carissimo amico, è Gianmarco Martelloni che secondo me scrive i testi più belli in Italia.
Per te dove sta andando la musica oggi?
Ci vorrebbe un po’ più di elasticità, si potrebbe dare molto più spazio a tutto quello che c’è già invece che cercare talenti fittizi. Fare uno scouting un po’ più “alla vecchia”, una volta c’erano i talent scout che andavano in giro nei locali a cercare il cantautore.
E i Plan de fuga dove saranno tra cinque anni?
Spero semplicemente di poter vivere con la musica che facciamo.
Per concludere ti chiedo un pezzo di una vostra canzone da lasciarci come ricordo.
“Got to choose what to be before time chooses for me”. Scegli quello che sei prima che il tempo scelga per te.



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