«E MI SORPRENDI, LO SAI?» INTERVISTA A INGA SEMPÉ

«E MI SORPRENDI, LO SAI?» INTERVISTA A INGA SEMPÉ

Inga Sempé

Sarà quel sorriso a metà tra la terra e il cielo. Gli occhi vispi e vivi, già in cerca di una nuova idea. Non c’è dubbio che Inga Sempé ispiri immediatamente simpatia, non solo a guardarla, ma anche nel suo italiano quasi perfetto con qualche inflessione francese che dà quel tocco di magia. Madame Sempé ha ereditato il talento per il disegno dai suoi genitori: da suo padre, l’illustratore francese Jean-Jacques che ha scritto la storia del New Yorker disegnando oltre settanta copertine, e dalla madre pittrice danese Mette Ivers. Una passione vissuta in casa, quindi, a partire dal 1968 quando Inga viene alla luce, a Parigi. A venticinque anni la giovane ragazza si diploma all’ENSCI/Les Ateliers, la scuola nazionale superiore di disegno industriale della capitale francese. Prima di diplomarsi Inga aveva già iniziato collaborazioni importanti, come quella con George Sowden nel 1989. Sono rapporti fondamentali per la sua carriera, che continuano anche negli anni successivi: nel 1994 con Marc Newson e dal 1997 al 1999 con Anurée Putman. Tutto il bagaglio raccolto in questi anni permette alla Sempé di aprire il suo studio personale a Parigi nel 2000. Dopo tre anni vince il Grand Prix de la Création in design della Città di Parigi, un riconoscimento importantissimo che consacra il successo della designer parigina. Collabora con le principali aziende di design come Cappellini, Edra, Ligne Roset, Magis, Baccarat, Pallucco e attualmente vive e lavora nella gran Paris.

1) VIENI DA UNA FAMIGLIA DI ARTISTI: TUO PADRE ILLUSTRATORE DEL NEW YORKER E TUA MADRE PITTRICE. COSA TI HA TRASMESSO LA LORO ARTE?
Ambedue mi hanno trasmesso il gusto del disegno, del dettaglio e degli oggetti quotidiani, spesso rappresentati negli studi di mio padre, e scelti con tanta cura a casa da mia madre. Mio padre mi ha trasmesso il fatto di non essere mai contenta e sempre nel dubbio e anche la coscienza che il lavoro si fa con tanta difficoltà. E mia madre lo sguardo molto acuto sugli oggetti.

2) NEL 2000 HAI APERTO IL TUO STUDIO A PARIGI DOPO ALCUNE ESPERIENZE CON DESIGNER COME MARC NEWSON E GEORGE SOWDEN. CHI TI HA LASCIATO UN SEGNO?
Marc Newson mi ha mostrato come la tecnica può essere interessante e quanto non si possa separare dalla concezione dell’oggetto.

3) COM’È L’ARIA DEL DESIGN A PARIGI OGGI?
Il design è stato per tanto tempo molto sottosviluppato a Parigi, quindi da una decina d’anni c’è un’aria molto più dinamica di prima.  Anche se le cose stanno cambiando, sono poche le ditte francesi che fanno lavorare i designer. Prima bisogna iniziare in Italia.

4) NEI TUOI OGGETTI TROVO IRONIA E CONCRETEZZA. SBAGLIO? CI RACCONTI COSA C’È E SE HAI UN PROGETTO A CUI TIENI PARTICOLARMENTE?
Non so se c’é ironia. Forse nei progetti fatti con Domestic, progetti più vicini alla grafica che al design. O anche nella grattuggia, ma il soggetto iniziale “creare un Souvenir” lo era. Concretezza, certo, perché provo a fare degli oggetti utili. Tengo particolarmente alla valigia-scaffale, perché trovo che il suo sistema sia utile e comodo, pur essendo basato su degli elementi gia esistenti.

5) DEVI PARTIRE PER L’ISOLA DESERTA E PUOI PORTARTI 3 COSE. COSA?
Ma non ci voglio andare. Non voglio stare in mezzo alla natura. Quel che mi piace é vedere le invenzioni umane: le strade, le case, i negozi. E le cose dentro.

6) MI DICI UN PEZZO DI DESIGN CHE HAI NEL TUO STUDIO?
Tutti gli oggetti prodotti sono dei pezzi di design. Il design non é uno style, é una disciplina. Quindi tutte le matite, le forbici intorno al mio tavolo sono pezzi di design. Tengo una riga “antica fabbrica Vittorio Martini” comprata a Roma, molto bella. Oggetti conosciuti o da museo? Niente.

7) COME SI DIFENDE L’UNICITÁ IN QUESTO MONDO GLOBALIZZATO?
C’è sempre posto per l’unicità perché è un bisogno umano naturale, anche se una maggioranza non la vuole.

8) A COSA STAI LAVORANDO? PROGETTI IN CANTIERE?
Per  il prossimo Euroluce, una lampada con LucePlan, un sofà per Ligne Roset, un altro per una ditta norvegese Hjelle, una sedia da legno per Gärsnäs ditta svedese, una lampada per Domestic, una doccia d’esterno per TECTONA, una scatola per gli occhiali…

8) CI PUOI SALUTARE CON UNA CITAZIONE, UN VERSO DI UNA POESIA O UNA CANZONE?

Ancora tu, non mi sorprende lo sai, ma non dovevamo vederci più?



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