A CASA DI PEGGY

A CASA DI PEGGY

Un opera della Collezione Peggy Guggenheim«Se la forma scompare la sua radice è eterna». Si arriva così da Peggy, nel giardino della sua casa affacciata al canal Grande di Venezia. Quella stessa casa in cui la collezionista americana ha vissuto per tanti anni. E la verità di una frase sospesa ai muri del cortile ti accompagna a ogni passo, scoprendo i segreti e le abitudini di una donna che per prima ha portato in Italia un pezzo importante dell’arte americana ed europea, di una donna che ha amato l’arte come la vita, di una storia senza tempo che vive ancora e si respira in un angolo di incanto della città d’arte più amata al mondo.

Quasi ti sembra di vederla, mentre beve un caffé nel suo giardino, con i cagnolini che non abbandonava mai. O seduta sulla sua poltrona in salotto, a sfogliare un libro, o ancora, a chiacchierare con l’amico Pollock. Eppure quest’anno sono sessanta anni esatti che Peggy Guggenheim è sbarcata a Venezia, realizzando nella sua casa Palazzo Venier dei Leoni - che Peggy ha donato, qualche anno prima della sua morte, alla Fondazione Solomon R. Guggenheim - la sua leggendaria collezione, la più importante in Italia per l’arte europea e americana della prima metà del Novecento.

Peggy Guggenheim è stata senza dubbio una delle figure cardine per l’arte del vente-simo secolo. Mecenate, collezionista e amica degli artisti, Peggy ha attraversato il se-colo appena passato assistendo alla nascita dei maggiori movimenti artistici d’avanguardia, dal Cubismo al Dadaismo, dal Surrealismo all’action painting, per poi diventarne entusiasta sostenitrice e divulgatrice. E chissà se Peggy, quando aveva vent’anni e lavorava alla Sunwise Turn, una libreria di New York, avrebbe mai im-maginato di lasciare un’eredità così importante per la cultura del mondo.

Una volta varcata la soglia di Palazzo Venier dei Leoni ci si trova nella sala d’ingresso, allestita come lo era ai tempi di Peggy, con due stupendi Picasso alle pareti e un “mobile” di Calder che si staglia contro le grandi porte finestre. La visione dalle due aperture è incantevole: il canale veneziano scorre oltre la scalinata in un continuo incontro tra arte e poesia della realtà. Probabilmente è proprio da qui, che la collezionista americana scrive queste parole. «Ogni ora del giorno è un miracolo di luce. D’estate all’alba il sole che sorge produce sull’acqua un effetto magico così delicato che quasi spezza il cuore. Col passare delle ore la luce diventa sempre più violenta finché avvolge la città in una nebbia diamantina. Poi comincia lentamente a calare nel magico tramonto, il capolavoro del giorno. Questo è il momento di andare in acqua. È imperativo. I canali ti attraggono, ti chiamano, ti gridano di venire ad abbracciarli in gondola. Giorno dopo giorno si è strappati dalla terraferma a guardare il tramonto in laguna, o a scivolare piano lungo i palazzi osservandone le immagini riflesse nel canale. I riflessi sono come dipinti, più belli di qualunque dipinto dei più grandi maestri. Se qualcosa può rivaleggiare in bellezza con Venezia, non può essere che il suo riflesso nel canal Grande al tramonto». Si lasciava coinvolgere Peggy, totalmente, come quando incontrava un’artista, lo conosceva, guardava i suoi quadri, si faceva raccontare la sua storia e capiva se quell’arte avrebbe fatto strada. Era figlia di una ricca famiglia, suo padre contribuì a creare alla fine dell’Ottocento un impero finanziario fondato sullo sfruttamento minerario e la madre faceva parte di una famiglia di banchieri. La giovane Peggy cresce a New York e nel 1921 comincia a viaggiare in Europa e grazie al primo marito Laurence Vail - da cui avrà i figli Sindbad e Pegeen - si ritro-va nel cuore della vita bohémienne parigina incontrando i suoi futuri amici, Constantin Brancusi, Djuna Barnes e Marcel Duchamp. È così che inizia l’amore per l’arte: nel 1938 Peggy apre una galleria a Londra con le opere di Jean Cocteau, poi segue la prima personale di Vasily Kandinsky in Inghilterra e il museo d’arte contemporanea a Londra. Poi arrivano gli anni della guerra e la Guggenheim torna negli Stati Uniti insieme a Max Ernst, che diventerà presto suo marito, e a New York, nel 1942, aprirà il suo museo-galleria Art of This Century sulla 57esima strada, il centro d’arte più interessante di quel tempo che presenta la collezione di arte cubista, astratta e surrealista oggi esposta a Palazzo Venier.

Proseguendo il nostro percorso nella casa di Peggy, dalla sala d’ingresso svoltando a sinistra si accede alla sala da pranzo, l’unica stanza del museo che Peggy Guggenheim apriva al pubblico. A oggi sono rimasti il tavolo da pranzo e le sedie che le appartenevano, insieme agli stessi capolavori cubisti del periodo precedente la prima Guerra mondiale che venivano esposti quando Peggy era in vita. La cucina ospita opere che dall’avanguardia cubista innovativa raggiungono altri “ismi”: l’Orfismo, rappresentato da Delaunay e Kupka e il Futurismo italiano, con opere di Severini e Balla. Per contrasto, Kandinsky, il primo pittore puramente astratto dell’avanguardia, fu uno dei grandi maestri del periodo a rimanere indifferente allo stile cubista. Collage di Picasso e Gris, un Chagall giovane, opere Bauhaus di Kandinsky e Klee, una splendida natura morta di Braque e collage di Schwitters sono i dipinti appesi al corridoio occidentale, opere che percorrono il primo ventennio del 1900. Superato il corridoio si accede alla biblioteca, un luogo molto amato dall’americana, palcoscenico prediletto per feste,  ricevimenti dove si divertiva con i suoi amici artisti. I dipinti surrealisti che ora ne adornano le pareti sono fra le opere più importanti della Collezione.  Nel salotto attiguo troviamo l’astrazione geometrica (detta anche arte non oggettiva) della Russia e dei Paesi Bassi tra cui due meravigliose tele di Mondrian. L’ala destra della casa ospita, invece, per la maggior parte, l’arte surrealista, con dipinti e sculture di Giacometti, Miró, Dalí, Ernst, e dei belgi Magritte e Delvaux e alcuni lavori minori della corrente, come quelli di Tanguy e Brauner. Una stanza apposita, che era quella degli ospiti, accoglie le magnifiche opere di Pollock, il giovane espressionista astratto americano che deve la propria carriera e il proprio successo in gran parte alla generosità e all’appoggio di Peggy Guggenheim.

Nel 1947, infatti, Peggy chiude la galleria newyorkese che vide Pollock protagonista perchè ritorna in Europa e, un anno più tardi, la sua collezione viene esposta alla prima Biennale di Venezia del dopoguerra. È qui che Peggy acquisterà Palazzo Venier dei Leoni dove si trasferisce aprendo la sua collezione al pubblico e organizzando la prima personale di Pollock in Europa al Museo Correr a Venezia.

Camminando tra gli ambienti del palazzo si prova una sensazione molto particolare. Oltre a lasciarsi trasportare dalla simbologia, dai colori e dalla magia delle tele dei più grandi interpreti dell’arte contemporanea, si prova anche una sorta di curiosità e senso del mistero nell’aprire e scoprire una dopo l’altra le stanze della casa dove Peggy visse per più di vent’anni. E la magia diventa sempre più intensa nel varcare la soglia della sua stanza da letto che conserva ancora la splendida testiera in argento creata appositamente per lei da Calder e i dipinti e la scatola di Cornell, ricordandoci che il suo patronato si estese ben oltre Pollock a molti altri artisti americani attivi negli anni Quaranta, fra i quali Gorky, Rothko e Still.

Una vita per l’arte, quindi, che sebbene finirà in un giorno di dicembre del 1979, rimane oggi nell’inestimabile eredità che Peggy ci ha lasciato, nel suo coraggio, nella sua elegante spregiudicatezza, nel suo saper guardare oltre.

Per approfondire: http://www.guggenheim-venice.it/

Giardino Peggy G.EntrataCanal Grande VeneziaPanni stesi - Venezia



4 Responses to “A CASA DI PEGGY”

  1. Ale scrive:

    bell’articolo:sembrava di essere lì. kandisnky fa girare la testa. poi però esci sul giardinetto di fronte all’acqua e ti passa.

  2. Maria Zanolli scrive:

    grazie, sì, quando poi esci e vedi tutto il Canal Grande, Venezia è arte dappertutto

  3. Matteo scrive:

    Ottimo articolo, interessante al punto giusto! si fa leggere molto volentieri - alla fine della lettura pareva anche a me di avere profonde conoscenze artistiche!

  4. anna scrive:

    bellissimo. . . XD

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