Posted by Maria Zanolli in
Poesie della Fenice on 11 17th, 2009 |
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Ansia Mortale
Non so se l’anima mia resisterebbe alla delizia suprema di reclinare il capo sui seni dell’amore nascosto. Chi potrebbe non cantare i seni di una donna? In essi giace, occulto, il mistero ancestrale dell’infinito, e quei pomi sono le pietre impetuose del peccato. Eva sentì sui suoi seni la bocca di Adamo. Giulietta provò con piacere i brividi delle mani di Romeo. Leda ebbe su di essi il becco del cigno di Giove. La vergine Cecilia sentì nelle sue ostie di purezza la brezza virile dell’organo….Cleopatra trasalì sotto la viscida carezza dell’aspide…e Margherita morì tra spasimi in essi provocati da bocche tisiche. Essi celano una parte dell’anima feminile. Sono il latte bianco e caldo che scorre nelle gole degli angeli. Nei loro arcani di sentieri azzurri e di macchie di costellazioni giacciono il nostro sangue e il nostro pensiero. Sono strumenti di piacere e di dolore. causano deliqui e lacrime. Provocano in noi desiderio e timore, passione e adorazione. Così bianchi e immacolati sono essi a regolare l’età di Dio e sono dolce riposo di madre per chi giunge distrutto da un cuore lontano o da una cavalcata di dolore. Sono la fidanzata e la madre, l’oblio e il ricordo. Chi non canterà e non si inginocchierà dinanzi ai seni di una donna?
Non so se l’anima mia resisterebbe alla delizia suprema di reclinare il capo sui seni dell’amore nascosto….Seni, i miei, di chimera. D’acqua, di rosa, di madreperla, di miele, di grano, di viola, di rubino, di cuore, di nube, d’aria estiva, di calore d’agosto, di neve invernale. Delizia suprema piegarmi su di essi e, al suono di nessun suono, essere tutto ed essere nulla….come filosofo dell’oscurità.
(Federico Garcìa Lorca)
I ragazzi che si amano
I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è soltanto la loro ombra
Che trema nel buio
Sucitando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo i loro risolini la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Loro sono altrove ben più lontano della notte
Ben più alto del sole
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore
(Jacque Prevert “Poesie d’amore e libertà” Ed. Guanda)
Sonetto: “Non sollevare quel velo dipinto”
Non sollevare quel velo dipinto, che quelli che vivono
chiamano Vita: per quanto forme irreali vi siano
rappresentate, e tutto quello che vorremmo credere
vi sia imitato a colori capricciosamente,
dietro stanno in agguato Paura e Speranza,
destini gemelli, che tessono l’ombre in eterno
sopra l’abisso cieco e desolato. Un tempo
conobbi un uomo che aveva provato
a sollevarlo: cercava
con il suo cuore tenero e sperduto
cose da amare, ma ahimè non ne trovò,
Né trovò nulla di ciò che il mondo tiene
cui poter dare la propria approvazione.
Passò in mezzo alla folla distratta, splendore
in mezzo all’ombre, una macchia di luce
su questa lugubre scena, uno spirito in lotta
per giungere a cogliere il Vero,
ma come accadde anche al Predicatore non potè trovarlo.
(Percy Bysshe Shelley “Poesie” Ediz. Mondadori)
HORA INMENSA
Solo una campana, un passero, turbano la pace…/
Sembra che i due parlino con il tramonto. // D’oro è il silenzio. Di cristallo la sera./ I freschi alberi culla un puro alito./ E, al di là di tutto, un limpido fiume sogna / di scorrere verso l’infinito in una cascata di perle…
(Questa poesia di Juan Ramón Jiménez, attraverso una visionaria immagine del crepuscolo, còlto e restituito con scarni ed essenziali elementi, è in grado di evocarci per un istante la dimensione dell’infinito, in tutta la sua solitudine ed il suo splendore. L’artista visivo G.A.P. (www.gapplanet.com) ama a tal punto questi versi da averli incastonati, divisi in sillabe fuse nel bronzo, nel pavimento a scacchi della cosiddetta sala del fuoco, una delle principali sale da lavoro del suo studio).
La tua anima è un fiume, mio amore
scorre in alto tra le montagne
tra le montagne verso la piana
verso la piana senza poterla raggiungere
senza raggiungere il sonno dei salici piangenti
la quiete dei larghi archi di ponte
dell’erbe acquatiche dell’anatre dalla testa verde
senza raggiungere la dolcezza triste delle superfici piane
senza raggiungere i campi di grano al chiaro di luna
scorre verso la piana
scorre in alto tra le montagne
tirandosi dietro le nubi che si fondono e si separano
portandosi di notte le grosse stelle
le stelle delle cime delle montagne
il sole azzurro delle nevi delle montagne
scorre schiumeggiando mescolando nel fondo le pietre nere con quelle bianche
scorre coi suoi pesci che nuotano contro corrente
vigili nelle curve
s’innabissa e s’inalbera
pazza del proprio fragore
scorre in alto tra le montagne
tra le montagne verso la piana verso la piana inseguendola
senza poterla raggiungere.
(Nazim Hikmet “Poesie d’amore” Ed. Mondadori)