ELEGANZA, ANCHE A TAVOLA CON LA REGINA DEL BON TON

Ha senso parlare oggi di buone maniere?
Ne abbiamo parlato con Barbara Ronchi della Rocca, esperta di storia del galateo e donna “bon ton” di tv e periodici nazionali.
Una riflessione sul nostro modo di vivere e di rapportarci con gli altri.
Ma anche tanti stuzzicanti consigli per vivere con gusto ed eleganza la tavola dell’estate.

Tutti i segreti del bon ton
Camicetta bianca e pantalone a sigaretta.
Incontro Barbara Ronchi della Rocca a Mantova. Tiene in mano una piantina di erba di San Pietro che le è stata appena omaggiata da alcune signore. Lei, la signora bon ton, è impeccabile, nonostante il caldo afoso di una giornata di giugno.
Alcune donne le si avvicinano facendole i complimenti per i suoi interventi in tv e sui periodici.
“La seguo sempre”, dicono.
E in effetti la signora della Rocca è una donna che ti stimola e si fa seguire.
Oltre a parlare con un linguaggio forbito e sempre adeguato, nei suoi racconti di “buone maniere” riesce a mettere qualcosa di inedito che ti fa pensare: “Lo farò anch’io”.
Sedute a un tavolino nella scenografica piazza Sordello di Mantova abbiamo approfondito l’argomento parlando dei comportamenti (più o meno educati) della società contemporanea e di come l’eleganza può diventare uno stile di vita anche in cucina e a tavola.

Che cosa si intende oggi per buone maniere?
Le buone maniere riguardano a 360 gradi la vita di tutti i giorni, è buona maniera anche sapersi vestire. La grande regola è sempre quella di rispettare gli altri, di non ferire, di non offendere, un concetto che ai tempi nostri è rivoluzionario.

Sì, è molto difficile dirlo alle generazioni odierne…
Oggi tutti dicono “mi vesto come voglio”, ma in alcune occasioni non può essere la regola perchè io devo rispettare le altre persone. Quindi ai matrimoni, ai funerali, in tutte le occasioni in cui mi si chiede un certo tipo di abbigliamento lo devo rispettare. C’è tutta una tendenza alla prevaricazione, al mostrare i soldi, al potere. La persona educata è quella che non ostenta i soldi, non ostenta il potere e non ostenta nemmeno la buona educazione.

Quindi è una questione di educazione…
Sì, però ricordiamoci che la buona educazione è fatta molto di elasticità perchè la prima regola è sempre quella di non offendere le persone, bisogna sapersi adattare alle situazioni, devo guardarmi intorno, senza abdicare alla mia dignità.

Sono dei concetti meravigliosi, ma molto lontani dai giovani. Come possiamo comunicarlo?
Forse bisognerebbe far notare che viviamo in un mondo in cui tutto si compra, passiamo la vita alla ricerca di status simbol, come l’orologio firmato, le scarpe all’ultima moda, ma si tratta di oggetti che poi però hanno vita breve.

Quindi cos’è che ha valore?
L’unica cosa che ha valore è quello che non si compra e non si vende. Al di là di quello che si può comprare c’è quello che si può raggiungere dentro di noi. La persona educata, oltre a essere una persona migliore per gli altri, lo è anche per se stessa perchè vive bene. È giusto andare in palestra, tenersi in linea con il cibo, avere un corpo tonico, ma anche il nostro comportamento è fondamentale.

Cos’è l’eleganza?
L’eleganza è un modo educato di fare le cose. Un modo che ci contraddistingue, che ci fa trovare riscontro, molto più di qualsiasi altra cosa materiale. Chiedersi se si fa bene o male in certe circostanze è buona cosa.

Parlando della tavola, quali sono le regole da seguire?
Quando mia figlia mi dice che è agitata perchè deve invitare a pranzo qualcuno io le dico di seguire poche regole, ma di applicarle.

Ma da dove partiamo?
Cerchiamo l’idea, proviamo a offrire ai nostri ospiti qualcosa che a casa loro non hanno. Nel medioevo e nel rinascimento i banchetti si facevano a tema, non è una cosa nuova.

Si può iniziare scegliendo un ingrediente particolare?
Certo. Poco fa mi hanno omaggiato di una piantina di erba di San Pietro. Stupiamo l’ospite con questo ingrediente, lo possiamo abbinare al tortello se vogliamo rimanere nella tradizone mantovana, o a una bella frittata che sappiamo fare tutti.

Quindi, se invitiamo qualcuno a cena, il segreto è fare qualcosa di inedito?
Sì, possiamo anche offrire delle ricette che la gente non fa più. Io sono una teorica delle minestre, per esempio, perchè è un piatto che non si fa mai e non lo fanno più neanche i ristoranti.

Da quello che dice le buone maniere a tavola non sono necessariamente “complesse”. Possiamo optare per la semplicità?
Assolutamente sì. Ho vissuto alcune esperienze di gente che si commuoveva davanti a una minestra perchè è un tipo di piacere sensoriale che rimanda alle zie, alle nonne, alla famiglia, quello che gli americani chiamano comfort food, il cibo che ci fa star bene anche dentro.

Lei ha dei cibi ricordo?
Il prosciutto tagliato a coltello con il pane sciapo. Sono figlia di un toscano, questi cibi mi fanno tornare bambina.

Ha parlato del pane, oggi si mangia sempre di meno, un po’ per le diete, ma non pensa anche perchè non è più buono come una volta?
Il pane è un piacere della tavola che oggi viene molto sottovalutato. La gente ne mangia sempre meno anche perchè lo compra al supermercato e la sera è già da buttare. Facciamo invece attenzione ai particolari, curiamoli. Prepariamo, per esempio, del pane casareccio un po’ tostato per accompagnare la zuppa o del pane senza sale per accompagnare i salumi.

Però non tutti siamo dei grandi cuochi, mettersi a fare il pane può essere complicato. Su cosa possiamo puntare?
Impariamo a diventare dei buoni cantinieri, offriamo del vino buono, che non vuol dire costoso, e seguiamo alcune regole. Il vino rosso, per esempio, va aperto qualche ora prima e quanto più il vino è importante e di una vecchia annata, tanto più va aperto prima per lasciargli il tempo di entrare in contatto con l’atmosfera.

E per i dolci?
Il dolce è un classico della grande tradizione italiana.
Non tutti sanno che Nostradamus in realtà faceva il confetturiere alla corte francese e veniva in Italia a impare. È dal 500 che l’Italia ha anche questo blasone. Si possono fare in casa, seguendo le ricette locali, oppure cerchiamo dei dolci ben fatti, come vuole la tradizione.

Riempire il frigo di champagne e caviale allora non è da “bon ton”?
Credo che un piatto più semplice, composto con gli ingredienti della nostra tradizione, possa stupire molto di più i nostri ospiti.

Siamo ormai in piena estate. Che cosa ci consiglia per un invito estivo?
Innanzitutto scegliamo il luogo migliore: un terrazzo o un giardino è l’ideale, ma può andare bene anche un balcone.
D’estate ci sono molte possibilità, dalle minestre fredde al cibo alla griglia.

Cosa mettiamo sulla griglia?
Sì può cuocere tutto, compresa la frutta grigliata con la carne che potrebbe essere una buona idea per quest’estate.

E se vogliamo stare più leggeri?
Possiamo fare delle “cene non cene”, una serie di antipasti che possono finire, se vogliamo, in un assaggio di pasta, una pasta corta con un sugo un po’ piccante o leggero.

Va bene il gelato per dolce?
Sì, però anche qui, proponiamolo in maniera carina. Compriamo i barilotti con il gelato e lasciamo che gli ospiti si costruiscano da soli il proprio dolce.

(Articolo pubblicato su “Baccus, luglio-agosto 2010)