MONICA GASPARINI, MAMMA E GIORNALISTA

Maria Zanolli e Monica GaspariniL’abbiamo incontrata per un pranzo informale nel salotto accogliente dell’Areadocks.
È arrivata con un abito estivo sui toni del rosa e con tutta la sua inconfondibile eleganza. In compagnia di uno dei due suoi figli, Monica Gasparini si è mostrata fin da subito molto disponibile, con un sorriso contagioso, la voglia di raccontare e di lasciarci entrare nella sua vita professionale e privata.
Di strada ne ha fatta la giovane Monica che a soli 23 anni, durante il periodo universitario, ha iniziato la sua carriera nel giornalismo a Brescia  (la città in cui è nata), per poi spostarsi prima a Roma come conduttrice di Studio Aperto e poi a Milano al TG5.
Una donna piena di risorse, una giornalista di successo, ma anche una mamma. E se il momento professionale che sta vivendo è “a cinque stelle”, la giornalista del TG5 non nasconde comunque il suo vero grande amore: quello per i figli.
Monica, le giornaliste sanno cucinare, vero?
Io so cucinare, mi piace preparare da mangiare e ci sono alcuni piatti che mi riescono abbastanza bene. Amo la cucina della tradizione, quella che ho imparato dalla mamma, mi piace cucinare gli arrosti, la polenta, il coniglio con le patate, i piatti tipici. Una volta all’anno cucino la cassola, non a ferragosto ovviamente. È chiaro che, se torni a casa tardi dal lavoro, mangi la pasta al pomodoro fatta in due minuti.
Hai voglia di raccontarci la tua carriera?
È iniziata a Brescia tanti anni fa, era il 1989. Ho iniziato a lavorare per alcune emittenti private, io sono del 1966 quindi stavo per finire l’università, mi occupavo all’inizio di calcio, di cronaca. Sai, nelle realtà locali fai un po’ di tutto. Poi è successo che, collaborando con un’emittente di Milano per il calcio, mi notasse una persona che poi andò a lavorare a Italia Uno. Da Italia Uno mi chiamò l’allora direttore Marino Bartoletti per un provino e dopo il provino fui assunta. Da qui è iniziata la mia esperienza in Mediaset, era il 1992. Prima c’è stato il periodo a Studio Aperto e poi ora al TG5.
E per quanto riguarda la tua formazione, che studi hai fatto? È importante la dizione nel tuo lavoro?
La dizione l’ho perfezionata dopo, con la pratica televisiva. Mi sono diplomata al Liceo Linguistico poi ho conseguito la laurea in Giurisprudenza. Avevo già l’idea di fare la giornalista quando ho scelto la facoltà e fu il mio professore di lettere – un giornalista che a Brescia è diventato piuttosto famoso, un uomo di cultura, Renzo Baldo, ha scritto per tanto tempo sul Bresciaoggi – che mi ha detto: “Se vuoi fare questo lavoro, che è un lavoro difficile, scegli una facoltà in grado di darti anche altre possibilità”. Così ho finito col fare Giurisprudenza, un’università che a volte è un po’ un rifugio per quelli che non hanno le idee così perfettamente chiare.
Beh però Giurisprudenza insegna un metodo di studio, allena la memoria…
Quello mi ha aiutato, certo, e poi è una facoltà che ti fa apprendere i meccanismi della società civile. Comunque, già durante l’università, ho iniziato a lavorare. L’accesso alla professione a quei tempi era diverso. Oggi ci sono le facoltà di Scienze della Comunicazione, ci sono le scuole Post Laurea che ti danno l’accesso alla professione, allora no, bisognava farla la professione, era molto più empirico l’approccio.
Tornando alla cucina, considerate anche le tue origini bresciane, c’è qualche menù della tradizione che ti piace particolarmente?
Guarda, il menù che a me piace è la polenta con il coniglio arrosto e le patate perché è il piatto della domenica. Il limite della cucina bresciana è forse il fatto di essere “poco estiva”, ma per una domenica d’inverno un piatto così è il massimo.

Ti piace il sushi, Monica?
Oh, per carità, il sushi no. A me piace la cucina di terra. Mangio il pesce se è contestualizzato. Se sono al mare e vado in un ristorante sul mare mangio pesce. Così ci sta. Ma il menù d’acqua non lo amo particolarmente, men che meno il pesce crudo.
E le altre cucine?
Non ho grandi riserve e ho la fortuna di essere onnivora. Ti posso dire che non amo il pesce, ma se mi trovo in una cena con tutto pesce mangio ugualmente e, nello stesso modo, mi avvicino con curiosità anche a tutte le altre cucine. Devo dirti che non ce n’è  ancora una che mi ha incantato, amo il curry per esempio, però come una tantum.
Un tuo parere sulle eccellenze enogastronomiche. Secondo te, anche da giornalista, come si potrebbe valorizzare un prodotto?
Senza dubbio con la qualità, la qualità della proposta. Io credo che ci si stia avviando su questa strada. Per recuperare i sapori, per rinsaldare la tradizione enogastronomica dei posti devi innanzitutto, come già accennavo prima, contestualizzarli. Un sapore è l’espressione di un modo di vivere e di una cultura, però dev’essere un sapore di qualità. La scelta è quindi quella della qualità. Questo non significa andare a spendere chissà che cifre. Io, per esempio, apprezzo molto la scelta fatta da alcuni, come per esempio da Oldani, cucina di altissima qualità a un prezzo accessibile a tutti. Preferisco piuttosto una scelta ridotta dal punto di vista quantitativo, ma buona.

Tre ingredienti che non possono mancare in dispensa e un vino?
Il vino è un Franciacorta con le bollicine. Lo adoro, mi piace ed è una mia passione. Tre ingredienti che non possono mancare nella dispensa sono la pasta, il parmigiano e il pomodoro.
Negli ultimi tempi i ritmi del lavoro si sono mangiati anche la pausa pranzo. Come si ritrova il piacere del cibo e dello stare insieme?
Quando lavoro no, non lo concepisco. Il cibo è un piacere se è la cena con gli amici, mentre quando sto lavorando io mangio per nutrirmi, per tappare il buco allo stomaco. In pausa pranzo vado in mensa e sono contenta di andare lì perchè mangio poco e, purtroppo, in fretta.
Preferisci un panino con il salame o una millefoglie?
Ascoltami, io sono una grandissima golosa di dolci. Il dolce per me è il piacere, è l’acquolina in bocca, io sono una che va al ristorante e già all’inizio guarda  subito i dolci per tenere un posticino. Non il millefoglie, però. La cioccolata, oppure amo molto le torte di forno, sono un’appassionata dello strudel, della torta di mele e del gelato.
A cosa abbini il piacere?
Oltre all’elemento conviviale di sedersi a tavola e stare insieme, mi piace perdere tempo a tavola quando sono fuori con gli amici. Io poi sono una persona che adora la colazione in albergo. Adoro la prima colazione appena sveglia, fatta con calma e senza fretta, seduta con i giornali e con il pane fresco, le torte e lo yogurt. Anche quando lavoro la colazione la faccio insieme ai miei figli, tutti e tre insieme, ed è un momento in cui si sta tranquilli, è la coccola più bella.
Un ristorante in cui sei stata e che consiglieresti?
Da Oldani, era un posto di cui avevo sentito parlare da molto tempo, ho cenato là e mi sono trovata davvero bene.
E a Brescia?
La Taerna mi piace. Mi piace l’idea informale della tovaglietta di carta ma anche del luogo dove bevi un bicchiere di vino buono, dove la fetta di prosciutto è altrettanto buona. Poche cose ma giuste. Il ristorante impegnativo merita l’occasione, preferisco andare in un posto informale più rilassato dove puoi chiacchierare e dove comunque ti mangi un risotto buono e un vino. Anche perché poi, sai, c’è sempre il risvolto dietetico della questione. Quando ti strafoghi hai il senso di colpa, quindi bisogna trovare la giusta via di mezzo.
Ma la tua linea è perfetta! Non si può rinunciare sempre, vero?
No, non si può. Al limite poi ci si riposiziona il giorno dopo. Non concepisco la rinuncia perenne.

Com’è la tua giornata “televisiva”?
La mia giornata è una giornata normalissima che inizia alle sette meno un quarto alla mattina, con la doccia e la lettura dei giornali. Poi si sveglia Fabio. Fabio si prepara per andare a scuola, e poi è la volta di Lucia. Lucia è la più piccola, deve ancora compiere due anni. Facciamo colazione, poi Fabio sale sullo scuolabus e va a scuola, io parto e vado al lavoro. Si inizia con la riunione del mattino. Il nostro lavoro è organizzato in proiezione delle edizioni. Prima quella delle 13, poi quella delle 17, le edizioni più brevi sono quelle che hanno meno margine di errore e sono impegnative. Poi, dopo, alla sera si torna a casa, ci si mette a tavola per la cena. Si guarda un po’ di tv, si fanno due chiacchiere, qualche volta un po’ di playstation…
Hai un lavoro meraviglioso che sei riuscita a ottenere con la volontà e l’impegno e che, sicuramente, ami. Hai ancora qualche sogno nel cassetto?
Ma, sai, è un momento bello per la mia professione, sono felice, anzi, ho quasi paura a dire “i sogni”. Va bene così, sono contenta, ci sono i miei bambini, la cosa più bella della mia vita.


One Comment

  1. sandro wrote:

    hola mónica gasparini es usted una muchacha italiana milanesa,yo te recomiendo,vengo de venezuela,venezuela es un país que tiene cosas buenas,pa que sepan te pudieses hacer un viaje a venezuela,por ejemplo amí me gusta venezuela porque soy de allá,así es italia es un país que también tiene cosas pero aquí no voy a ningún lado,eso es lo que pasa,lo que digo que deseo ir a venezuela y punto,es un país que vale la pena mucho mas que italia,porque así es,yo no invento,digo lo justo,pa que vean ustedes.