LA NUOVA FRONTIERA È DENTRO DI NOI: INTERVISTA A FRANCO BOLELLI

Le mani sui tasti bianchi del mac, dita lunghe e affusolate.
Franco Bolelli è seduto a un tavolino della pasticceria Cucchi, intento a scrivere qualcosa. Così lo vedo per la prima volta a Milano e non mistupisco.
Uno scambio di e-mail. Tutto è iniziato con uno scambio di e-mail. Lorenzo ‘Jovanotti’ Cherubini scrive una lettera a Franco Bolelli, Franco risponde, Lorenzo continua. Otto mesi di corrispondenze ininterrotte che diventano un libro (Viva Tutto!) e ispirano un disco (Ora).
Siamo nel 2011, signori. Un filosofo e un cantante si confrontano sui temi della vita, quasi in diretta rendono pubblica la loro connessione e dal flusso di idee e pensieri nascono i semi del ritmo e della musica. Quanta biologia c’è in un’impresa come questa?
È proprio un’impresa, sì, parola chiave che, se ci crediamo, apre le porte della nostra vita.
«Il solo modo per salvare il mondo – scrive Bolelli -, non è salvarlo ma vivificarlo, energizzarlo, fargli brillare gli occhi e muovere i fianchi e battere il cuore e potenziare i muscoli e scatenare i sensi».
E nella mia mente, in sottofondo, parte un pezzo di Lorenzo che fa “…perché io danzo, sulla frontiera”. Confini da superare, coraggio, libertà, senso di responsabilità, condivisione, energia, velocità, ritmo.
Perché per Franco «tutto fa parte di tutto: le canzoni, le colazioni, gli sguardi delle fanciulle, la frase che ti viene in mente mentre stai facendo altro e devi subito correre ad appuntarla, gli scambi su Facebook, tutto mi nutre, tutto nutre tutto».

La tua è una filosofia dell’onda, qualcosa di irrefrenabile?

Mi interessa la dimensione biologica dentro il pensiero, la dimensione per cui l’instabilità, il divenire, il mutamento, il fare i conti con spinte diverse (che per il pensiero tradizionale è un turbamento) è invece la cosa più naturale del mondo.
C’è molta energia nelle tue parole, sei uno che si esercita parecchio, ho letto che sei un allenatore di basket…
Ho una spaventosa disposizione ai riflessi rapidi e a cambiare in corso le decisioni strategiche.
Nel basket c’è un rapporto tra personalità individuale e collettiva molto forte, più che in ogni altro sport. Una nutre l’altra. Giochi in una squadra, ma spesso il tuo contributo personale fa la differenza.

Il libro che hai scritto con Jovanotti mi ha lasciato così tanti stimoli da non riuscire a contenerli. È una spremuta di benessere. Non sempre, però, la vita quotidiana ti permette di vivere in questo stato di estasi. Come possiamo mantenere l’energia tutti i giorni?
Non ci arrivi ideologicamente, attraverso il pensiero, è una predisposizione che va allenata tutti i giorni. Le contraddizioni, i problemi, le paure fanno parte della vita, del processo naturale. Comprendere che le difficoltà facciano parte della vita quotidiana aiuta. Lo sport mi ha aiutato molto a sviluppare questa attitudine. A pensare che, quando hai di fronte una sfida, te la devi giocare, senza compiacerti o disperarti.

Allenarsi fa bene, quindi…
L’allenamento fisico e mentale ti dà la spinta a passare dal problema alla soluzione nel tempo più rapido possibile. Non bisogna abitare dentro il problema, ma trovare la strada per uscirne.

Quanto è stato influenzato il tuo pensiero dall’idea taoista biologica?
Il tao ha una componente biologica forte. “Non credo ai pensieri che non siano una gioia anche per i muscoli” è una frase taoista. Mi è sempre interessata questa roba, anche perchè sono cresciuto da una parte con i libri, dall’altra con lo sport e il rock. E, in effetti, il rock, lo sport, il tao, Nietzsche sono espressioni accomunate da un’immensa forza fisica.

Come i social media? So che sei un grande fan.
Tutte le nuove tecnologie di comunicazione sono assolutamente biologiche, sono connettive, sono organismi viventi, esattamente come i neuroni, quindi mi interessa molto il fatto che ci troviamo in un mondo che cerca un recupero della dimensione biologica.
La tecnologia non va vista come un gadget e nemmeno come uno strumento che domina l’uomo.

Mi piace il tuo essere contro la storia, la tua filosofia dell’ora. Chi siamo noi nel 2011?
Oggi abbiamo una grande possibilità: quella di essere noi stessi. Non c’è mai stata, in nessun’altra epoca, questa possibilità. L’elemento nuovo è proprio il fatto che prima non potevi farlo. Viva Tutto! lo abbiamo fatto in 8 mesi scrivendoci le e-mail. Se fossero state lettere ci avremmo impiegato 12 anni. Le persone che si parlano nei social network, la gente che si racconta, al di là dei casi psicopatici, è più disposta ad ascoltare gli altri. Diventa davvero uno scambio, una connessione.

Quindi, contrariamente a quanto dicono molti, questa è un’epoca in cui c’è una maggiore comprensione tra gli esseri umani?
Sì, anche se il casino è che viviamo un aumento terrificante delle possibilità di scelta cui non corrisponde una crescita altrettanto forte delle capacità di scelta. È comunque una grande opportunità. Ognuno oggi può essere un network, può essere se stesso, è l’autore della propria esistenza. O, se non lo è ancora, lo è 100 volte di più di quanto lo era 5 anni fa.

Il disco di Lorenzo è denso di tuoi pensieri. Quanto hai ispirato le sue canzoni?
In realtà sono pensieri nostri, condivisi. Tutto nutre tutto.

C’è un verso di una canzone di Lorenzo che mi piace molto e dice ” perchè io danzo sulla frontiera”. Il concetto di frontiera è una chiave del vostro modo di pensare?
Mi affascina il metabolismo di chi arriva in un posto e in quel posto ci è arrivato perché qualcuno gli ha dato una mappa. Ma da quel momento in poi la mappa te la devi far da te fisicamente, devi correre un rischio, devi affrontare qualcosa di sconosciuto. La condizione della frontiera è la metafora della vita. Il concetto di frontiera è la disponibilità a partire, a esplorare un territorio, una parte di te.

E geograficamente qual è la tua frontiera?
Dove vado spesso a trovare mio figlio Daniele, quella terra tra l’Atlantico e il Pacifico.

Quali nuove tecnologie ci saranno tra qui a cinque anni?
Non saprei, potrebbe succedere qualcosa di analogo a quello che è accaduto alla televisione, il passaggio da quella generalista a quella con 500 canali. Un facebook che tu scegli.

Qual è il tuo rapporto con il cibo?
È da psicopatico, faccio 18 colazioni al giorno…

Parti sempre bene!
Hai colto proprio il punto. Non riesco a fare pasti fissi, mangio tutto il giorno, cose piccole, leggere, energetiche, inganno il mio organismo come se stessi sempre iniziando per tutto il giorno.

Allora chissà che progetti hai in cantiere…
Sto muovendomi per fare delle cose, voglio realizzare un mega progetto sull’innovazione, mettere insieme i progettisti, gli innovatori, gli inventori, perchè so che ci sono. Io l’ho sempre fatto, anche nei festival passati, il limite che avevano quegli eventi era che comunque alla fine rimaneva una cosa tra creativi. Così non mi interessa più. Mi interessa che funzioni come prototipo generale. Vorrei dare a questo paese un grande palcoscenico che funzioni. E che faccia vedere l’Italia come un posto straordinario, conosco un macello di persone che hanno progetti, idee, attività quotidiane straordinarie.

Ma perché, allora, non si riesce a emergere?
Perchè in Italia non c’è comunque una sensibilità diffusa per l’innovazione, si sta allargando, ma non ci siamo ancora arrivati. E poi perché, se tu fai l’inventore, hai una vita complessa e difficilmente riesci a lavorare congiuntamente. Vorrei trovare un modo per connettere persone e lavorare con l’evidenziatore.

Lorenzo potrebbe essere coinvolto?
No, non più del libro. Lorenzo è un cantante. Lorenzo ha la sua musica.
Sei un sostenitore dell’ambientalismo evolutivo, che cosa intendi?
Sono contrario al “non si toccano le cose”. In Italia l’ambientalismo è cresciuto quasi in maniera conservativa. Se l’ambientalismo diventa un motore economico, di sviluppo, va bene. Come non si può pensare che ci sia un’evoluzione fatta ai danni dell’ambiente e della natura, non si può nemmeno volere che ci sia una protezione dell’ambiente ai danni dell’evoluzione.
Per questo mi affascinano gli esperimenti, gli sforzi soprattutto di certe teste americane che riescono a trasformare la spinta green in un motore economico e produttivo.

“Ho capito che la confidenza in me stesso aveva fatto un salto di qualità proprio quando i momenti di incertezza ho cominciato a sentirli come il prologo delle scelte definitive” scrivi sul libro. La crisi fa bene, Franco?
Si, però devi avere confidenza con la crisi.
Il vuoto, quando per esempio devi cominciare un progetto nuovo o quando hai qualcosa che non hai voglia di iniziare, è inevitabile. La confidenza che ho acquistato nel corso nel tempo mi fa vedere quel vuoto in maniera tranquilla e leggera perchè tanto so che poi si sblocca. Non gli do importanza, smette di essere un problema, è una parte fisiologica della faccenda.

Quindi dovremmo vedere la nostra crisi in maniera meno critica e più creativa?
Qualunque sia la situazione che tu stai vivendo dal punto di vista pratico devi comunque vivertela e cercare delle soluzioni, momento per momento. Nella vita quotidiana delle persone ci sono momenti di crisi, ma comunque più tu sei attrezzato mentalmente a cercare in fretta la soluzione, più di conseguenza, non dico che il problema scompare, ma lo assumi come un fenomeno naturale.

A un certo punto nel tao si dice: “Il tao non appartiene né al conoscere né al non conoscere”.
È un concetto totalmente spiazzante, è il contrario del pensiero logico analitico che c’è qui. Sei in un punto fluido, costantemente.

“Trovo incredibilmente sexy la vita di un corpo, al di là della stessa forma”. È un altro un tuo bellissimo pensiero sulla bellezza. Ci fai innamorare tutte.

Grazie, sì, devo dire che ha riscosso successo. Mi piacciono le donne che hanno una vita dentro e fuori, un organismo che ha una vita, segnato dalla vita.

Anche il tuo sguardo sull’amore è energetico e iperbolico. Dobbiamo avere più coraggio Franco?
Eccome, l’amore è un’impresa.

Mi piacerebbe concludere con “una giornata alla Franco Bolelli”.
Libro, film e musica?
Zarathustra, Tarantino, Radiohead.

(Articolo pubblicato su B*IO, maggio-giugno 2011)