QUELLO CHE GLI ALTRI NON DICONO
Devo ammettere che la Daria mi ha sempre colpito per quella sua semplicità sofisticata, per quel suo modo goffamente elegante di incedere, per la proprietà di linguaggio, perché dice e racconta le cose così come sono, senza metterci più del necessario, arrivando al cuore, insomma, e tirando fuori quello che gli altri non dicono.
Ecco, quando ti fai un certo pensiero su una persona e poi, per esempio, la incontri alla Fiera del Libro e ti ritrovi seduta proprio dietro sua figlia Emilia (una bambina tenerissima) e a fianco del suo compagno Luca e ti accorgi che la realtà è ancora più vera della tua idea, un brividino lo provi.
Sarà anche perché la Daria è una donna che a 20 anni, dal suo paesino in provincia di Ferrara, si è trasferita a Milano, andando contro il volere della sua famiglia e sfidando l’ansia di sua mamma, e ha iniziato a costruirsi una strada camminando con le sue gambe, bussando alle porte, sbattendoci contro, trovandone qualcuna socchiusa ed entrandoci piano, piano. La gavetta del “mestiere” è una delle più frustranti di questo mondo e sono sicura che la Daria abbia provato, a fasi alterne, sconforto e irrefrenabile entusiasmo.
Dicevo, appunto, che forse sono un po’ di parte. Perché, sebbene con le dovute differenze, il viaggio della Daria è anche quello che sto facendo io e, forse, guardandola mentre presenta il suo primo libro, e la sala è in silenzio e lei si fa distrarre soltanto dalla sua bambina a cui strizza l’occhio per rassicurarla, è inevitabile sentirmi vicina, provare una certa condivisione, farmi coinvolgere.
Il suo libro (Non vi lascerò orfani) l’ho letto tutto d’un fiato in due sere, anzi tre, perché quando mi sono accorta che lo stavo bevendo e mi mancavano solo un paio di capitoli alla fine, l’ho messo via nel cassetto del comodino e ho aspettato un giorno.
Non voglio raccontare le solite cose mielose che si dicono quando “bruci” un romanzo. Allora provo a trovarci un difetto. Ecco, magari, mi sono persa un po’ tra le descrizioni della famiglia Bignardi, della mamma di Daria, dei nonni. Le ho passate in fretta, a volte, anche se da quelle pagine usciva il profumo di alcune estati al mare accartocciata sui libri della Austen. Il finale è veloce, arriva come una freccia, e giri la pagina sperando di trovare qualcos’altro, allora torni indietro e lo rileggi per gustarlo meglio. Se i difetti sono questi è meglio che smetta di fare la critica.
Comunque, Daria, non ti ho ancora detto perché il tuo libro mi è piaciuto da morire e adesso il pezzo è caldo, è il momento giusto. Nella tua mamma c’era qualcosa della mia, nella tua famiglia goffa e simpatica, semplice ma profonda, c’è qualcosa della mia, il tuo Micione si addormenta proprio come il nostro Michi. “O si vive o si scrive” hai detto. Io credo che tu sappia far bene entrambi.
GUARDA IL LIBRO:
http://www.ibs.it/code/9788804585381/bignardi-daria/non-lascero-orfani.html



Non sapevo del libro, confesso, non amo di solito i volti televisivi che si danno alla scrittura di libri e romanzi ma lette queste poche righe, me lo compro. Mi è venuta voglia di leggerlo. Maria, sarai pure negata per la critica, ma noi lettori comuni mortali che ce ne facciamo di critiche e recensioni quando le tue parole ci emozionano e ci stuzzicano al punto che corriamo in libreria o sul sito per ordinare on-line? Se la letteratura deve essere emozione, che lo sia anche la sua promozione. Avanti così! Complimenti!
facciamo così: quando hai finito di leggerlo mi scrivi una recensione e la pubblichiamo qui.
ciao Paola, grazie
Quando ho deciso di ordinare il libro on-line, ho chiesto che mi venisse consegnato in ufficio, perché lì c’è sempre qualcuno che lo avrebbe potuto ritirare. Come faccio sempre, mi sono curata di avvertire tutti perché lo ritirassero, in caso io non ci fossi. Un plico. Così ho detto. Qualcuno ha chiesto di cosa si trattasse e alla mia risposta ho scoperto che molti dei miei colleghi lo avevano letto e lo elogiavano. Se questo ha deposto subito a favore di questo libro, ha reso l’attesa più impaziente.
Non ho mai scritto una recensione, questa non lo è. Tuttavia, dato che mi è stato chiesto, scrivo volentieri di qualcosa che mi ha davvero colpito. L’ho letto in tre ore, tutto d’un fiato perché dopo il primo capitolo ho smesso di ‘leggere un libro’ cosa che rimanda a certi impegni scolastici che inquadravano la lettura in una sorta di imposizione, mal tollerata perfino e anzi forse anche di più quando la lettura era piacevole. Allora pensavo che un libro ‘suggerito’ da un insegnante, per quanto appassionante, era un compito. Mancava della scoperta autonoma, della curiosità istintiva e soprattutto della decisione personale di leggerlo. Ma questa è un’altra storia. Non stavo leggendo un libro. E’ stato come incontrarla, appena consapevole di chi fosse, Daria Bignardi, ed avere con lei una lunga conversazione, così, come quando i casi della vita ti fanno trovare seduta in un ristorante con persone che conosci appena, come quando sono andata a cena con le amichette di mia figlia e i loro genitori. E’ sorprendente come mi sembrava di partecipare a questa conversazione. Come fosse interessante pensare mentre leggevo ‘sono d’accordo, capisco perfettamente, Cielo! Chi non ci è passato?’ o anche ‘No, mia madre era tutta diversa … Anche se…’ . E’ questo coinvolgimento che lo rende accattivante. E’ l’umanità di cui è intriso, è la forma familiare e confidenziale, proprio come il racconto della tua vita che si srotola in una conversazione occasionale. Perchè si fa proprio così, alcuni episodi si raccontano nei dettagli, altri si scorrono veloci come nastri di video cassette azionando il tasto FF. Non perchè non contino ma perchè li abbiamo vissuti così… senza guardare, direbbe Daria. E’ come se le mail di cui parla nei ringraziamenti con la sorella Donatella ci fossero pervenute per conoscenza. Si sente il trasporto affettivo che pervade lo scritto, ma con garbo. Il lettore è coinvolto senza mai un imbarazzo, non ti viene mai da pensare che qualcosa è troppo intimo o privato per essere raccontato. Questa dimensione si percepisce palpabilmente, è chiaro che ‘Non vi lascerò orfani’ scaturisce dal profondo, ma c’è grazia e rispetto per chi legge e per chi è descritto. C’è una sensibilità oltremodo matura ma anche impetuosa e quasi adolescenziale. Mi perdonerà Daria se mentre leggevo alcuni passaggi non potevo fare a meno di immaginarla col broncio….Ho sorriso, ho riflettuto su alcuni equilibri familiari, ho rievocato episodi della mia vita, ho pensato a mamma e papà. In una parola mi sono emozionata. Il che, in fondo, è tutto quello che chiedo ad un libro. Grazie Daria.
Sono anche io una divoratrice di libri,in un momento di “stasi”, doopo0 aver letto la trilogia di Larson, l’uomo che dipingeva la morte e il suggeritore….volevo cambiare genere,Guardavo gli scaffali dell’ipermercato, sono entrata in libreria….confesso che ho messo gli occhi sul Libro della giorn. Bignardi,mah! Ho pensato sara’ un libro commerciale,sposto lo occhi su altri titoli e mi fermo su L’apprendista di venezia,felice di avere un nuovo libro da leggere..
Pago ed esco.
Come non detto…per strada incontro un’amica divoratrice/appassionata di libri che me lo consiglia…torno in libreria e ..lo aquisto….
Divorato in 2 giorni….quante emozioni,quanti episodi hanno rievocato passaggi della mia vita, della mia famiglia…(ho Perso entrambi i genitori in 1 anno e mezzo)…sopratutto la mamma…! Stessi pensieri comportamento.. Grazie Daria,felice di Averti conosciuto in questa veste.
Dopo 11 anni senza di “Loro,”.leggendo il tuo libro, mi ha fatto riflettere, oggi mi sento meno “orfana”. Un fortissimo abbraccio.