LANZAROTE, UN VINO NELLA GERIA

Quando atterri ad Arrecife scopri subito, nel vento, il ritmo dell’isola. Ma poi non sai cosa ti aspetta.Da una terra nera, quasi un deserto lunare, e spolverata di cenere, cresce una vite.

Paesaggio nella Geria, Lanzarote - Photo M.Z.

Paesaggio nella Geria, Lanzarote - Photo M.Z.

DENTRO LA GERIA, SEGUI LA STRADA DEL VINO

Quando per la prima volta incontri il paesaggio scuro e lunare di Lanzarote quasi non ti sembra vero, appare come disegnato nel cielo. Un’opera perfetta modellata dalla mano dell’uomo e costellata da centinaia, migliaia di piccoli “crateri” il cui perimetro è definito da muretti di pietre laviche.

I "crateri" dove cresce la vite - Photo M.Z.

I "crateri" dove cresce la vite - Photo M.Z.

Così ti accoglie “La Geria”, la zona del vino per eccellenza. Una stretta valle interna parallela alla costa che dal paese di Uga, accanto al municipio di Yaiza, giunge fino al paese di Mozaga, appena fuori San Bartolomé.

Chiesa a Lanzarote - Photo M.Z.

Chiesa a Lanzarote - Photo M.Z.

Attraversando con l’auto quest’area meravigliosa s’incontrano villaggi di casupole di calce bianca con le finestre verdi o azzurre. I conejeros, i contadini isolani, controllano le loro viti e aspettano la malvasia dal sapore di picon (l’amaro dato dallo strato di cenere su cui viene piantata la vite).

Di tanto in tanto, in mezzo a una strada, si erge una chiesetta bianca dove famiglie del luogo e turisti si fermano per ascoltare il silenzio dell’isola.

Entrata del museo del vino "El Grifo", Lanzarote - Photo M.Z.

Entrata del museo del vino "El Grifo", Lanzarote - Photo M.Z.

DAL 1775 LA CANTINA EL GRIFO, LA PIU’ ANTICA DELLE CANARIE

Il museo del vino è una delle tappe da non perdere attraversando la Geria. È collocato nella bodega più antica delle Canarie.
Nelle stanze del museo si ripercorre la storia del vino di Lanzarote tra antiche botti, strumenti dell’epoca, bottiglie originali e le pietre sono le stesse di quando fu fondata la cantina nel 1775. Una iscrizione sul muro, “Grifo 1775″, è lì a testimoniarlo.
Dopo aver visitato l’affascinante costruzione è possibile degustare un Malvasia al bancone dell’enoteca. L’aspetto intrigante di quest’isola – la più vicina all’Africa e situata a nord est dell’arcipelago spagnolo – è il carattere fortemente naturale, ma al contempo artistico che la anima.
Se noi, per esempio, entriamo in questo museo, non sentiamo solo la storia del luogo, la magia dei vini, la bellezza incontaminata del paesaggio.
La chiesetta sconsacrata nel museo El Grifo - Photo M.Z.

La chiesetta sconsacrata nel museo El Grifo - Photo M.Z.

Qui, guardando il cancello d’entrata, si coglie un’ulteriore particolare. L’etichetta delle bottiglie, che rappresenta appunto “El Grifo” è la stessa del portone d’ingresso ed è quella che César Manrique, l’architetto, scultore e pittore di Lanzarote ha disegnato per rappresentare l’antica cantina. Cultura, natura, arte, tradizioni: la ricetta dell’isola ti stuzzica a ogni passo.

DOVE DORMONO I VULCANI, SCOPRENDO IL TIMANFAYA

Paesaggio nel Timanfaya - Photo M.Z.

Paesaggio nel Timanfaya - Photo M.Z.

Dichiarato Parco Nazionale nel 1974, il Timanfaya è una tra le prime cose da vedere a Lanzarote. Se avete passato in rassegna la Geria, basterà tornare indietro per qualche chilometro e scoprire un altro estremo paesaggio dell’isola.

Il parco è il risultato di un’incredibile eruzione avvenuta tra il 1730 e il 1736 per sei anni consecutivi: 50 milioni di metri cubi di magma eruttati contemporaneamente da 30 vulcani hanno ricoperto un’area di 51 km² che oggi si può ammirare interamente percorrendola in auto per un tratto e poi a piedi o sui dromedari.
Andando per la Ruta de los vulcanos tra i vulcani silenziosi e il mare di lava (dove hanno girato il film “Il pianeta delle scimmie”) è un’emozione unica. Qui ti sembra davvero di camminare sulla luna e non è un caso se l’Unesco ha proclamato questa poesia della natura, lunga 60 km e larga 21, Riserva mondiale della Biosfera.

FAMARA, IL PARADISO DEI SURFISTI

Case bianche dipinte di verde, uno scorcio di Famara, il regno dei surfisti - Photo M.Z.

Case bianche dipinte di verde, uno scorcio di Famara, il regno dei surfisti - Photo M.Z.

Di meraviglie naturali l’isola è ricchissima. Tra queste non mancano le spiagge e anche in questo caso la varietà paesaggistica permette di accontentare tutti. Si passa dalla sabbia dorata, e un po’ più “commerciale”, di Playa Blanca alla natura selvaggia della punta a sud-est dell’isola dove è d’obbligo una biciclettata (o camminata) sui promontori che si affacciano su Playa Papagayo.
Se poi vi spostate verso nord partite di domenica e, dopo aver fatto una sosta mattutina al mercato di Teguise, continuate verso Famara.
Amatissima dai surfisti, che cavalcano le onde imbizzarrite dell’Atlantico e poi si rifugiano dentro i bunker di pietra costruiti sull’arenile bianco per godere il sole, è il paesino perfetto per un pranzo speciale.

Panorama a Playa Papagayo - Photo M.Z.

Panorama a Playa Papagayo - Photo M.Z.

I pescatori vi sapranno accogliere nelle loro osterie e davanti a voi, in questo villaggio senza tempo, ci sarà solo la voce del mare e il profumo del vento.