A TAVOLA CON PAOLA NAVONE

L'allestimento Richard Ginori 1735 firmato Paola Navone al Salone del Mobile 2009 (ex Ansaldo Zona Tortona) - Photo M.Z.Paola Navone è stata la mia prima intervista “importante” nel mondo del design. L’avevo incontrata a Parigi a Maison&Objet due anni fa, ci eravamo scambiate i biglietti da visita – lei sempre molto di fretta, con quegli occhi che non sai mai se ti sta guardando davvero o se sono presi a catturare il mondo intero. Poi, nel tornare in redazione, dalla moleskine esce il suo numero. La chiamo o non la chiamo? Cosa le chiedo? Il personaggio è abbastanza tosto. Ma poi, come tutte le cose che apparentemente sembrano difficili, nel primo scambio al telefono, dopo la sua risata simpatica, l’intervista è andata liscia come l’olio. L’ultimo incontro con la regina del design (così mi piace chiamarla) è stato ad aprile al Salone del Mobile. Più che un incontro è stata una sorpresa. Dentro a uno degli allestimenti simbolo del Fuorisalone, l’ex Ansaldo in zona Tortona, la signora Navone ha messo in scena una “tavola vivente”: un’intera parete era ricoperta di piatti storici firmati Richard Ginori 1735 – l’azienda con cui la designer sta collaborando negli ultimi mesi -, tazze e teiere pendevano dal soffitto creando un’atmosfera unica. La sua passione per la tavola era già cosa nota (e se vi capita di andare a Milano prenotate una cenetta da Pane e Acqua, un ristorantino carinissimo firmato Navone), ma non ci aspettavamo tanto. Forse dovremmo semplicemente seguire il suo consiglio: andare in giro, guardarsi intorno e non fermarsi alle cose scontate, andare oltre. Viaggiare, partire, tornare, non fermarsi.

Ristorante Pane e Acqua - designer Paola Navone

Ristorante Pane e Acqua - designer Paola Navone

Come è iniziata la sua carriera di designer?

Per caso, come tutto nella vita. Ho fatto architettura a Torino, al Politecnico, e per quell’epoca si può dire che è stato un buon inizio. Poi c’è stato l’incontro con Castiglioni, gli anni della sperimentazione, c’era un bel fermento, erano i tempi del Superstudio, di Archizoom, di Alchimia. Così anch’io, in mezzo a quest’onda travolgente, ho incominciato a sperimentare. Poi sono stata in Africa per un po’ e poi sono tornata. Ho iniziato a lavorare sui decori, sulle superfici. Da cosa nasce cosa…

Sì, ma a cosa si ispira quando crea, da dove nascono i suoi oggetti?

Be’ nascono da tante suggestioni. Io sono una spugna, sono una persona che assorbe tutto: profumi, odori, colori, forme. Ho fatto molti viaggi e ho vissuto in tantissimi posti diversi. Ecco, credo che l’ispirazione nasca da tutte queste cose, nel momento in cui progetto torna a galla nella mia mente una suggestione, un’espressione. Arriva così, e così tutto ha inizio.

Nelle ultime collezioni presentate a Parigi a Maison&Objet c’è un filo conduttore nella filosofia del progetto?

No, diciamo che il filo conduttore è sempre il metodo di lavoro.

Paola Navone per Lando "Gingerbread"

Paola Navone per Lando "Gingerbread"

Ma il design nasce dal designer o dal committente?

Il design nasce dal designer. Nasce da un incontro tra me e l’azienda. È un’unione di intenti, un’unità che è in grado poi di partire, di creare qualcosa con una visione comune. È un savoir faire. Se non ho un interlocutore di fronte non faccio progetti.

Crede che nei suoi lavori ci sia un’anima, se così si può dire, femminile?

Molti mi dicono di avere questa sensibilità. A me non piace produrre presenze troppo aggressive. Credo che i miei lavori abbiamo una sorta di anima “friendly”. Voglio dire che se progetto una poltrona, un divano, un qualsiasi oggetto per la casa, quell’arredo dovrà essere innanzitutto comodo, amichevole, dovrà sapersi coordinare con l’insieme, dovrà essere, appunto, friendly.

Secondo lei chi è il più grande interprete del momento?

Come si fa a chiedere a una bulimica come me che cosa amo?! A parte gli scherzi, credo ci siano tanti ragazzi giovani bravissimi che sanno lavorare sulla poesia. Poi ci sono grandi designer come Philippe Starck. Non è facile, ce ne sono molti. Il problema forse è che se mi chiedi se mi piace il mare o la montagna, ti rispondo tutti e due…!

A quale suo lavoro è particolarmente affezionata?

Quello che non ho ancora finito.

Paola Navone per Lando "Nuova Falegnameria"

Paola Navone per Lando "Nuova Falegnameria"

Un oggetto cult dagli anni Cinquanta a oggi?

Oh! Mi piacciono troppe cose…la caffettiera moka (che è un archetipo), le poltrone gonfiabili degli anni Cinquanta, gli arredi di Zanotta. Ma è difficilissimo rispondere, mi piacciono molte cose.

Conosce qualche giovane designer che sta facendo strada?

Certo. A me piacciono certi ragazzi inglesi e olandesi. Ammiro la loro intraprendenza, il loro modo di portare avanti la passione, la loro concretezza.

Un consiglio da dare ai giovani?

Di andare in giro, di guardarsi intorno e di non fermarsi alle cose scontate, di cercare di andare oltre. Viaggiare, partire, tornare, non fermarsi.

Paola Navone per Richard Ginori "One off"

Paola Navone per Richard Ginori "One off"

Guardiamo avanti: come vede il futuro del design?

Mi sembra più libero. Ho come l’impressione che la gente sappia di più quello che vuole, c’è una nuova coscienza. Forse è anche una reazione alla grande globalizzazione degli ultimi anni. La gente è stanca, si avverte una controtendenza, una voglia di originalità, di unicità. È una cosa buona questa.



2 commenti

  1. Maria Zanolli wrote:

    Se volete approfondire il mondo di Paola Navone ecco alcuni link di aziende con cui lavora.

    LANDO http://www.madeinlando.com/

    RICHARD GINORI http://update.richardginori1735.com/

    GERVASONI http://www.gervasoni1882.it/gervasoni/

    REICHENBACH http://www.porzellanmanufaktur.net/site/start/

  2. andrea wrote:

    …andare in giro, di guardarsi intorno e di non fermarsi alle cose scontate, di cercare di andare oltre..ottimo consiglio!