L’ATTORE? SCOLPISCE SE STESSO. VITA DI FRANCO BRANCIAROLI

Occhi azzurri azzurri che ipnotizzano mentre gli parli. “Quando ho iniziato a fare l’attore la fisicità mi ha aiutato molto perché avevo uno sguardo angelico – dice Franco, ma non ci crede nemmeno lui – con un corpo robusto e forte, un aspetto da vasellame etrusco che era perfetto per interpretare molti ruoli, da Romeo a Oreste. Personaggi che hanno qualcosa di soprannaturale”.

E di sovrumano ha qualcosa il vulcanico Franco Branciaroli quando lo incontro per la prima volta al CTB (Centro Teatrale Bresciano) di cui è direttore artistico.
Una sovrumana semplicità, con quella giusta dose di narcisismo d’attore e autoironia, direi. È un paradosso, lo so, ma Franco non puoi definirlo con un aggettivo e nemmeno con due e nemmeno con centomila.
Finita l’intervista, che avrei voluto non finisse mai, mi chiede se gli do un passaggio in albergo e camminando per le vie, mentre mi racconta che va a correre tre volte a settimana facendo il giro del Castello di Brescia, penso a come un uomo di teatro, forse il più grande, che ha lavorato insieme a Gassman e Bene, giusto per fare due nomi, sia così di buona compagnia, alla mano, un uomo che fermerebbe una piazza intera, solo con la sua voce.
E pensare che, quando Franco ha iniziato a 21 anni al Piccolo di Milano, aveva la “r” moscia.

Perché ha scelto il teatro?
Un po’ per caso, come tutti quelli che fanno il mio mestiere. Sono andato al Piccolo di Milano perché avevo lasciato l’università e dovevo fare una scuola che concedesse il rinvio militare. Il problema era che avevo la “r” moscia, ma il direttore del Piccolo, Paolo Grassi, ce l’aveva anche lui. Dopo aver superato un esame abbastanza tosto, Grassi, probabilmente mosso da solidarietà, ha deciso di accogliermi comunque, nella speranza di correggere il difetto. E così è stato.

E come si corregge?
Devi esercitarti a parlare sostituendo la “r” con la “d “e la “t”.

Tornando al teatro…
Era un’epoca in cui c’erano grandi registi, un momento propizio, la regia imperava, gli attori avevano la possibilità di grandi parti.

Quindi ha avuto modo subito di misurarsi con il mestiere.

Diciamo che oggi non è più così perché non ci sono grandi registi. Tranne Ronconi. Il potere è tornato in mano ai capocomici. L’esempio è qui al CTB.
Anche se può sembrare controproducente, perché sono il direttore artistico del centro teatrale bresciano, i teatri non dovrebbero essere dati agli artisti perché se trovi lo stronzo che se ne approfitta diventa il suo teatro, con i suoi spettacoli.

Attore e regista, cosa cambia?
Il regista è colui che, dato un testo, lo mette in scena bene. Il regista critico usa il testo un po’ a pretesto. Ci sono attori che amano un certo tipo di testo e hanno la capacità di fare anche la regia.

Cito da una sua intervista e le giro la domanda che ha posto al giornalista.
“Esiste ancora dell’umano da indagare?”

In che senso?

Nell’intervista parlava di una certa superficialità del mondo contemporaneo…

Parlando degli artisti, se ti metti a criticare la società rischi di sbagliare. Perché in questa società di merda esiste la carità, l’eleganza, la bellezza. Un artista di oggi deve andare a scavare perché ci sono grandissimi esempi di umanità.

Che lei mette in ogni cosa, mi pare.

Avrei voluto mettere in scena La commedia della vanità di Elias Canetti, in cui c’è una forte critica del narcisismo individuale, ma ci sono stati i tagli dei finanziamenti e lo spettacolo richiedeva un grande investimento. Quindi abbiamo optato per uno spettacolo tratto da una commedia inglese, Il servo di scena, di Albert Finney, un lavoro di tutto rispetto, sicuramente più commerciale…

Ma era meglio l’altro…

Sì, spero comunque di farlo il prossimo anno.

Lei ha un segreto?

No, non ho ucciso nessuno.

Un segreto nella sua professione.

Ah, in questo senso… no, ho la consapevolezza sul mestiere di attore. Che cos’è un attore? Io penso che l’attore sia, tra tutti gli artisti, il più artista, un artista supremo.

Perché?
Uno scultore ha bisogno della pietra o del legno o di quello che vuoi, la sua attività si riversa sulla materia, così come per lo scrittore, il pittore. È solo l’attore di teatro, e non di cinema, insieme al danzatore, che scolpisce se stesso. Con l’aggravante che dopo la performance non resta più niente. E questo è, da una parte, doloroso, ma dall’altra eccezionale.

Ma anche il pittore scolpisce una parte di sé nel creare.

Sì, ma guarda, ti faccio vedere.

(Franco prende due fogli di carta che rappresentano uno l’attore teatrale e l’altro il personaggio. Sovrappone il foglio dell’attore a quello del personaggio senza farli combaciare completamente).

Al di la di cosa sia l’io, comunque tu lo sei, giusto? Quando interpreti una parte dovresti idealmente scomparire nel personaggio. Ma non va bene, perché saresti servo dell’autore che l’ha scritto. Siccome nessuno può annullare il proprio io completamente, l’attore ideale è quello che riesce a coprire il più possibile il personaggio ma lasciando una striscia bianca che è il sovracompito, la libertà dell’attore di creare. Là, nel sovracompito, se l’attore è bravo emerge la sua arte. L’attore scolpisce se stesso perché il suo materiale è lui stesso.

Quindi non c’è il rischio di perdere la propria identità.

Quella dell’immedesimazione è una balla. Se uno si immedesimasse veramente in Macbeth alla quinta replica andrebbe in manicomio.
L’attore di teatro, però, vive la vertigine paradossale della compressione del tempo, ciò può portare anche a delle menomazioni mentali.

La sua mente è un po’ provata?
Io credo di essere normale, ma in realtà non lo sono. Da giovane non ti accorgi. Ma
se fai questo mestiere per tutta la vita non passi indenne. Lo stress di entrare in scena e di vivere la vertigine della compressione del tempo qualcosa ti fa.
Te ne accorgi quando sei vecchio e nelle relazioni con le persone. Fai fatica a capire gli altri. Ti piacciono gli alberghi e le solitudini.

Dice che è vecchio, ma non ha perso il suo fascino.
Quanto l’ha aiutata essere un uomo affascinante nel suo lavoro?

Io? Sì, mi ha aiutato perché quando ho iniziato avevo un aspetto fisico che piaceva. Andavano di moda i bruttini…

Come i bruttini?

Ho fatto Medea vestito da donna, con i tacchi a spillo, la sottoveste, ma con il maglione del nonno. O Sigismondo, ed ero una via di mezzo tra angelicità e robustezza.

E i tempi mitici con Gassman e Bene?
Carmelo Bene era come un fratello maggiore. Gassman era il mito dell’attore di teatro.
L’attore di teatro è la voce.

(E Franco improvvisa un dialogo tra Gassman e Bene, proprio come nel Don Chisciotte)

Parlavamo prima di fisicità, il corpo è importante a teatro?

Il corpo, la carne, il grande drammaturgo sa far emergere il corpo. L’artista ha come marmo se stesso.

A proposito di corpo, so che ha lavorato nel cinema con Tinto Brass.

Sì, ma non c’entra.

Certo, ma intendevo il corpo.

Dopo il successo de La chiave Tinto ha iniziato a considerarmi come un portafortuna e così sono nate nuove cose.

Perché in Italia si fa fatica a proporre lavori impegnati?
Perché non si conosce il teatro, ma oggi neanche in Inghilterra. Forse in Germania. Il teatro è una forma di conoscenza. Gli anglosassoni quando bombardavano le città entravano nei teatri perché il palcoscenico era la patria. Da noi si puntava alla Chiesa o al Municipio.
In Germania il teatro è a difesa della lingua tedesca.

Quindi il teatro è una forma di conoscenza che pochissimi conoscono…

È complicato. A scuola mi facevano leggere le novelle del Pirandello e non i Sei personaggi in cerca di autore perché era più facile.
In Italia è da mille anni che non si fa più Faust di Goethe perché è un’opera strutturata che, se non si hanno le basi per comprenderla, annoia.

Come facciamo a non annoiarci Franco? Ci saluta con una battuta che le viene in mente ora?
Chi spiega un testo lo detesta.

(Pubblicato su B*IO, luglio-agosto 2011)



2 commenti

  1. Giulio wrote:

    Proprio una bella intervista. Conoscevo solo per nome Branciaroli, andrò a vederlo a teatro.

  2. ileana wrote:

    Lo conoosco dal primo anno diuniversiita’ faolta’ di biologia a Torino era gia’ un ‘istrione e contro tutti e tutto ha fatto cio’ gli dettava il cuore ,e’bravissimo ho avuto la fortuna di vederlo e sntirlo recitare! Ileana Torino 1996