LE DUE VITE DI FRANCESCO BALDO, MEDICO E PILOTA DI RALLY

Sedersi in auto, allacciarsi le cinture e andare a sfiorare i muretti. Correre in macchina e capire che puoi farcela. L’adrenalina, la passione per la sfida. Dietro gli occhialetti trasparenti, Francesco Baldo tira fuori una grinta e una grandezza umana che fa venire i brividi.

“Quando corri in macchina lo sai che potresti farti male, così come nel mio lavoro di medico, la sofferenza e la morte la tocchi tutti i giorni. Sono sfide quotidiane. Ti chiamano di notte, corri da un paziente che sta male e non sai cosa troverai, lo stress di arrivare in tempo. Entri in una famiglia dove ci sono problemi inaffrontabili, tanta sofferenza. Ti sembra di non dare niente e poi ti dicono che invece hai fatto tantissimo. È la cosa più bella di questo lavoro”.

La vita di Francesco Baldo scorre su due binari paralleli: quello dello sport che ama e quello della sua professione di medico per l’Ant, la fondazione che offre assistenza socio-sanitaria domiciliare gratuita ai sofferenti di tumore

La miccia del rally si è accesa quando aveva 15 anni, era la fine degli anni ’70, un amico, che adesso è uno dei suoi navigatori, lo ha portato a vedere le prove del rally Mille Miglia in piazza Vittoria. “C’erano delle auto bellissime con gli adesivi, è stato un colpo di fulmine”. Francesco inizia a frequentare l’ambiente, ma lo sport costa caro e i suoi genitori sono abbastanza contrari. “Ero una pecora nera, nella mia famiglia sono tutti molto tranquilli. Il papà medico, lo zio giornalista, pensavano fossi matto. Un po’ per questi motivi, e un po’ perché stavo studiando medicina, ho iniziato a correre seriamente a fine anni ’80”. Il primo risultato sportivo, Francesco, lo porta a casa nel 1996 con una Skoda Felicia Kit. “Abbiamo fatto la Coppa Italia portando per la prima volta nei rally la Skoda e abbiamo vinto la Coppa Csai Lombardia. Poi, negli anni successivi, siamo passati di categoria con le Clio Williams”. Il 1999 è stato l’anno della svolta. “Abbiamo fatto un bel rally Mille Miglia e siamo arrivati primi nella nostra categoria, ma nell’estate ci è capitato un brutto  incidente. Sono rimasto due mesi in carrozzina. Grazie a mia moglie Monica l’anno dopo ero di nuovo a correre”. Pur essendo provato dall’incidente, Francesco ricomincia alla grande, e decide di acquistare in società una Citroen C2 Max. “L’abbiamo fatta preparare da un ragazzo bravissimo, Stefano Seneci, che vive per queste cose”. Con l’auto nuova (1600 cilindrata a trazione anteriore, 190 cavalli per un peso di 1100 chili) Francesco insieme al navigatore Paolo Pagliuca vince nel 2010 la Coppa CSAI Rallies Trofeo Rally Asfalto R2, dopo un altro bel risultato al Rallye d’Antibes (1° di Classe, 1° di Gruppo, 9° in Classifica Assoluta).“Per fare il campionato avevo chiesto qualche mese di aspettativa all’Ant per motivi familiari. Non ho detto cosa volevo fare perché mi vergognavo. E poi mi dispiaceva perché amo il mi lavoro tanto quanto il rally”. Francesco è stato il primo medico dell’Ant di Brescia. “Abbiamo iniziato dal niente, è stato un lavoro pioneristico, adesso siamo in otto medici, un’equipe affiatata”. Il suo lavoro si svolge a domicilio, segue i pazienti oncologici, li visita, gli cambia la terapia, lavora di notte quando è di turno. Con loro stringe legami oltre il tempo e il limite umano. Ed è una sfida. Ogni giorno.