I MILLE VOLTI DI SOLAKOV

Nedko SolakovUna grande tela, una serie di polaroid, un insieme di disegni e un gruppo di oli su tela. E poi ancora un video, una riproduzione fotografica e alcune installazioni. Opere diverse, realizzate con supporti volutamente eterogenei, che riferiscono all’arte, alla fotografia e spaziano tra molteplici tecniche di composizione.

Come se l’autore non fosse uno, come se l’artista, in ogni espressione, volesse mostrare le sue molteplici personalità. Ma è lui stesso a dirlo. La mostra di Nedko Solakov si apre, infatti, con una frase rivelatrice scritta sulla parete: «Sometimes I feel like a container-creature that verifies and separates different personalities (artist A, artist B, artist C…)». Qualche volta mi sento come una creatura-contenuto che scompone mette alla prova differenti personalità (l’artista A, l’artista B, l’artista C).

Tutta da scoprire è, senza dubbio, l’esposizione del poliedrico maestro bulgaro che verrà inaugurata sabato 29 settembre alla Galleria Massimo Minini di via Apollonio 68 e proseguirà per più di un mese fino al 17 novembre. Ospite molto apprezzato della cinquantaduesima edizione della Biennale di Venezia, nella sua prima personale alla galleria Minini Solakov esporrà dodici opere sotto il titolo A Group Show. La denominazione si riferisce al fatto che agli inizi della propria carriera, nei primi anni Novanta, il suo lavoro non risultava ben riconoscibile, quasi le sue opere appartenessero ad artisti differenti. Che sia una provocazione o la rivelazione di un modo di fare arte oggi, i lavori di Solakov colpiscono inequivocabilmente, e il suo stile ironico, allegorico e polisemantico è ben identificabile qualsiasi mezzo l’artista utilizzi.

Una capacità che proviene dalla comprovata esperienza dell’esteta cinquantenne – originario di Cherven Briag, una città della Bulgaria – dalle numerosissime mostre realizzate in tutta Europa e negli Stati Uniti tra cui le recenti partecipazioni alle biennali veneziane e alcune esposizioni personali a Lisbona, Barcellona, Amsterdam e Lussemburgo. Caratteristica peculiare dell’elaborazione di Solakov è la giocosa ironia che guarda sia al mondo dell’arte occidentale ma anche a se stesso. Tutto ciò è altresì enfatizzato dal senso dell’assurdo e da una sorprendente capacità grafica e pittorica. L’artista compone installazioni di carattere narrativo, utilizzando spesso il disegno e la scrittura, inventando storie, come per esempio le Relatively sad stories, personaggi immaginari e figure antropomorfe che popolano fogli di carta, si nascondono nella crepe e ai bordi di muri o si mimetizzano su carte da parati.

Uno stile che suscita clamore e provocazione, come nell’ultima Biennale con l’opera Discussion (Property) dove l’attenzione è catturata da un kalashnikov appeso al muro: attraverso video, parole e disegni Solakov racconta e indaga la lunga diatriba tra Ex Unione Sovietica e Bulgaria per la produzione e la vendita dei kalashnikov. Di certo uno tra i più interessanti artisti bulgari di livello internazionale, che sorprende a ogni mostra per la sua libertà concettuale e creatività tecnica e per un’intensa capacità d’immaginazione e di racconto.

BIOGRAFIA

Sin dai primi anni Novanta Nedko Solakov – nato a Cherven Briag nel 1957 in Bulgaria e oggi residente a Sofia – ha partecipato a numerose esposizioni sia in Europa che negli Stati Uniti. Il suo lavoro è stato presentato a diverse edizioni della Biennale di Venezia, di Istanbul, passando per il Brasile, Tirana, Siviglia.