IL GIARDINIERE DI CALVINO: INCONTRO CON LIBERESO GUGLIELMI

Ha le mani forti e nelle unghie i segni della terra.
Gliele guardo per la prima volta a tavola, al ristorante Melograno di Sanremo, mentre disegna un fiore sul mio taccuino. Sono seduta di fronte a Libereso Guglielmi, uno dei più grandi esperti di botanica al mondo, allievo di Mario Calvino, padre di Italo.
Abbiamo appena finito di mangiare flan di ricotta e fiori su vellutata di boraggine, proprio una delizia, soprattutto il gusto fresco dei petali di viola.
È la mia prima volta con i fiori e non so se sono più emozionata per le sensazioni culinarie che sto provando o perché ho davanti un grande maestro che ha vissuto nello stesso giardino di uno dei miei scrittori preferiti.
Da dove iniziare? Sono quegli incontri che vorresti tenere sospesi sul filo del tempo. Mi ero preparata mille domande sul suo rapporto con Calvino, pur sapendo di andar fuori tema, visto che l’articolo era stato pensato per parlare della cucina con i fiori. Ma come succede in certe occasioni speciali tutto quello che avevo ipotizzato prima dell’incontro non avvenne mai. È stato molto di più. Dal momento in cui ci siamo stretti la mano fino al giorno seguente, a casa di Libereso e nella sua “jungla”, le parole e i discorsi si sono intrecciati uno dopo l’altro toccando argomenti che mai mi sarei aspettata, a partire dalle storie curiose che stanno dietro ogni piccola pianta, fino ai grandi pensieri filosofici sul senso della vita e sulla ricerca della felicità. Che per Libereso è semplice, gliel’ha confidato un Lama incontrato durante uno dei suoi viaggi a sco- prire piante fiori. “Sdraiati in un prato, e quando sentirai le gioie della terra per la nascita di un seme, tu sarai un uomo felice”. Mi sembra un ottimo messaggio per entrare nel mondo di Libereso, un ottantacinquenne senza tempo, che ha un sacco di cose da insegnarci.

I latini dicevano nomen omen ovvero nel nome è il destino. Ti ritrovi?
Direi di sì. Mio padre mi ha chiamato Libereso pensando a far crescere un uomo libero.
La mia legge è da sempre la libertà, la mia patria è il mondo intero. Il tuo pensiero dev’essere sempre libero. “Io non cerco nulla da te, tu non cerchi nulla da me”.
La cosa più bella è essere se stessi e cercare di stare in pace col mondo.

Quindi gli insegnamenti di tuo padre, un grande pensatore ed esperantista, hanno influito sulla tua vita?
Ho sempre ammirato mio padre. Era un pensatore potente, parlava l’esperanto, mi ha insegnato moltissime cose.
Ce ne dici una?
Non bisogna mai chiedere scusa a qualcuno. L’importante è non sbagliare, non fare del male.

Il tuo pensiero è molto delicato, un po’ come i fiori, ma tu li mangi abitualmente i fiori, vero?
Beh sì, quella del mangiare fiori è una pratica perduta, risale a 3000 anni a.C., viene dall’antico Egitto. Noi pensiamo che il fiore sia qual- cosa di diverso dal resto della pianta, però, per esempio, mangiamo il carciofo che è un fiore, come il cavolfiore, le cime di rapa, e allora perché una violetta o un geranio non dovrebbe essere buoni solo perché sono identificati come fiori?

In effetti le violette che abbiamo mangiato stasera erano ottime…
Pensa che le viole si mangiavano anticamente, condite con olio e sugo d’acacia.

La fantasia della cucina con i fiori è infinita e potrebbe aiutare gli chef a creare piatti più interessanti, non trovi?
Sì, tra le erbe che abbiamo nei nostri prati ci sono almeno 200 varietà di piante mangerecce che non conosciamo. Nel mio giardino a Sanremo, che ormai è diventata una giungla, ho raccolto semi e piante da tutto il mondo.

Hai viaggiato moltissimo quindi?
Sì, quasi tutto il mondo. Viaggiare è tutto. E bisogna “rubare”, accumulare, conoscere. Cerco di dirlo anche ai bambini che incontro.

So che vai a trovare i bambini nelle scuole. Cosa gli insegni?
Gli insegno a disegnare, non solo le piante, ma anche personaggi, animali, storie. Quando ero ragazzo di giorno stavo nel giardino di Calvino e la sera andavo da Rubino, quello del Corriere dei Piccoli. Mario Calvino è stato un maestro eccellente. Era un grandissimo agronomo e ho imparato molto nel giardino della sua villa che era un campo sperimentale.

Ovviamente questa tua passione per i fiori e per le piante nasce da una filosofia generale sulla natura e sulla vita? Dobbiamo essere figli della natura, conoscerla, amarla. Io ho il mio “giardino dei pensieri”: me lo sono creato e tutti potrebbero farlo. Quando sono stanco della vita moderna, guardo nel prato dei miei pensieri e controllo che non ci sia qualche pianta invasiva che mi porta a pensare a cose brutte come la guerra, l’intolleranza. Se ne trovo qualcuna la elimino.

A proposito di piante velenose, come si riconoscono?
Spesso i fiori sono neri o hanno un odore sgradevole.

E il tuo rapporto con gli animali?
L’animale è mio amico, io gli amici non li mangio.

Quindi sei vegetariano?
Sì, non vegano, mangio uova e formaggio.

Tu hai 85 anni, ma negli occhi e nelle parole lo sguardo e la voce di un bambino che sa tantissime cose e non smette di imparare. Quindi, in tutto quello che mi racconti, c’è il segreto dell’eterna giovinezza?
Non lo so, io non ho etichette, sono un libero pensatore e sono sempre me stesso. Pensa che qualche anno fa ero miope, ma con infusi di ruta ho perso anche la miopia. Adesso ci vedo benissimo.
Non so se è la ruta, comunque a me ricorda il segreto della volpe che diceva al Piccolo Principe: “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.

(Articolo pubblicato su Baccus, luglio-agosto 2010)



2 commenti

  1. [...] impollinati dal bianco virano al rosa, particolare che amo ricordare perché me lo aveva svelato Libereso Guglielmi, lui la chiama ancora con il suo vecchio nome comune vittadina  (Vittadina triloba), sarà forse [...]