NUOVE POESIE D’OTTOBRE
Per Irma
Ci sono amici
che se ne stanno andando
sono nel fiore del tempo
ridono e amano come noi
eppure se ne stanno andando
e la poesia è inutile
la poesia non fa nulla
la poesia non cura
questo male
teniamoci i sorrisi
le braccia tese
le risate e gli abbracci
gli amici se ne stanno qui
se stanno qui non se ne vanno.
(poesia inedita di Maria Zanolli, ottobre 2009)
come quella canzone di Vinicio
ho messo via tutto di te
via,
in un cassetto senza chiave
eredità silenziosa
pezzetti di te
a pezzetti
che se ne vanno
via,
se ne vanno via
(poesia inedita di Maria Zanolli, ottobre 2009)
c’è una sedia vuota che attende da giorni
è lì in mezzo alla stanza
poi una sera mi sono seduta
forse ero al tuo posto
o forse ora ho capito
ero solo io a poter prendere
il tuo posto
(poesia inedita di Maria Zanolli, ottobre 2009)
Dentro a una solitudine buia
cerco riparo
nei fogli di un libro
ci scrivo queste parole
provo a lasciarci il dolore.
Ma penso a voi,
voi che ve ne state andando
e le parole scompaiono
torna il cielo e la luce
io voglio vivere anche per voi.
(poesia inedita di Maria Zanolli, ottobre 2009)
c’è un pallone nel prato stasera
c’è un pallone ed è quasi novembre
nel cielo i bambini ridono ancora
si spegne la luce da una finestra
i bambini ora non ridono più
corrono via
insieme a quel che resta
di noi
(poesia inedita di Maria Zanolli, ottobre 2009)
se tu solo sapessi
quanto dolore
abbiamo ancora da vivere
avresti almeno il rispetto
per questa vita difficile
per questa vita che se ne va per alcuni
e per altri resta
(poesia inedita di Maria Zanolli, ottobre 2009)

Leggendoti viene voglia di abbracciarti, non perché pensi tu ne abbia bisogno, ma per istinto.
Primo amore- First love
Un tempo quando avevo 16 anni
c’era solo qualche scrittore
a darmi speranza
e conforto.
A mio padre non piacevano
i libri e
a mia madre neppure
(perchè non piacevano al babbo)
specie i libri che prendevo io
in libreria:
D.H. Lawrence
DostoevskiJ
Turgenev
Gorkij
A. Huxley
Sinclair Lewis
e altri.
Avevo la mia camera da letto
ma alle 8 di sera
bisognava filare tutti a nanna:
“il mattino ha l’oro in bocca”,
diceva mio padre.
Poi gridava:
“Luci Spente”!.
Allora mettevo la lampada
sotto le coperte
e continuavo a leggere
sotto la luce calda e nascosta:
Ibsen
Shakespeare
Cechov
Jeffers
Thurber
Conrad Aiken
e altri.
Mi offrivano una opportunità e qualche speranza
in un posto senza opportunità
speranza,
sentimento.
Me la guadagnavo.
Faceva caldo sotto le coperte.
Qualche volta fumavano le lenzuola
allora spegnevo la lampada,
la tenevo fuori per raffreddarla.
Senza quei libri
non sono del tutto sicuro
di cosa sarei diventato:
delirante;
parricida;
idiota;
buonannulla…
Quando mio padre gridava
“Luci Spente!”
son sicuro che lo terrorizzava
la parola ben tornita
e immortalata
una volta per tutte
nelle pagine migliori
della nostra più bella
letteratura.
Ed essa era lì
per me
vicina a me
sotto le coperte
più donna di una donna
più uomo di un uomo.
Era tutta per me e io
la presi.
bellissima poesia, ne aspetto di nuove..
le mie orecchie ti ascoltano
i miei occhi ti guardano
la mia bocca ti chiama
le mie mani ti toccano
le mie labbra ti baciano
il mio cuore ti ama
e io……. non posso averti.
Sulla spiaggia vuota ora,
enorme ora
zampe di cani e gomme di bici
le mie impronte e l’ombra
sciacquata via dalla risacca.
Tracce di luce lontana, inviolabile,
dove il crepuscolo sfuma
ultimi fuochi.
PV 3XI2009