UNA SERA A GINEVRA CON DOCTOR GABS

Ginevra l’ho conosciuta per caso una sera di fine settembre. C’era una pioggerellina sottile ma incessante, che mi ha accompagnato dalla stazione centrale di Milano fino al rientro. Ero stata invitata ai Design Days da Dominique, il direttore di Nomad, una rivista che vi consiglio di sfogliare e leggere perché raramente si trovano progetti editoriali così interessanti e intelligenti.
Una mostra di fotografie allestita per Design Days Ginevra - MZ

Una mostra di fotografie allestita per Design Days Ginevra - MZ

Il primo piede sulla città l’ho messo fuori dalla gare e ho chiesto subito a due ragazze come potevo raggiungere il “fuorisalone ginevrino”. Prendo un autobus e vado verso il BAC, il centro d’arte contemporanea. Incamminandomi verso la meta riconosco il logo dell’evento (molto simile a quello di zona tortona a Milano), alcuni negozi hanno il bollino rosa sulla vetrina, altri sono per strada quasi a formare una mappa da seguire. Arrivo al BAC e lì vicino incontro Dominique. Mi porta subito a guardare un’esposizione: sono pezzi di Tom Dixon, Tokujin e altri designer molto famosi che riconosco. Poi usciamo veloci perché al Cafè Remor (un baretto speciale, stile francese e un po’ maledetto) c’è un workshop e dobbiamo seguirlo. La pioggerellina ci accompagna ovunque e verso sera diventa un temporale di settembre, il lago è arruffato, la città lo guarda senza dire troppo.
Due amici al Cafè Remor - MZ

Due amici al Cafè Remor - MZ

Dopo aver passato in rassegna negozi allestiti di design, cinema con mostre in corso, hotel con installazioni di giovani designer insieme al gruppo di Nomad andiamo a mettere qualcosa sotto i denti. Dominique mi chiede: “Ti piace la fonduta?” E con quelle quattro parole apre le porte del paradiso. Io adoro la fonduta, la mangiavo con i miei quando da piccola andavamo in Costa Azzurra, c’era un posticino a Mandelieu dove la facevano divina. Con me, comunque, dal punto di vista gastronomico, sfondi una porta aperta. Giuro che non saprei dire cosa non mi piace. Comunque l’iniziativa di Dominique mi sembrava fantastica e così c’incamminiamo verso un posto speciale che raccontarlo qui è quasi un’offesa.
Aspettando la fonduta ai Bains des Pâquis - MZ

Aspettando la fonduta ai Bains des Pâquis - MZ

Bisogna andarci, scrivetevi il nome, ricordatevelo se passate per la Svizzera. Si chiama Bains des Pâquis e non è solo un risto dove si mangia una fonduta strepitosa sopra il lago di Ginevra (proprio sopra, nel senso che si cena su piattaforme che di giorno ospitano la gente a prendere il sole e la sera si trasforma in “locale della fonduta”), ma è una sorta di spazio creato dai ginevrini per vivere il lago, di giorno, con le saune e i bagni, e di notte bevendo un vino davanti all’infinito.
Parevano parole cadute nel blu le suggestioni di quella sera. Ma il gran finale doveva ancora arrivare. Siamo rimasti il tempo giusto per ripulire la padella della fonduta e mangiarci insieme una bresaola molto particolare tipica delle zona, che si accoppia perfettamente con il sapore del formaggio e dello champagne. Poi abbiamo bevuto un vino in riva al lago. C’era un battello illuminato a festa che attraversava il lago come un fantasma. Non so se l’ho visto solo io, ma era bellissimo.
Ragazzi e ragazze - MZ

Ragazzi e ragazze - MZ

Salutiamo la maggior parte del gruppo e rimaniamo in quattro donne. La sorella di Dominique, Natalie, ci propone di andare in un posticino particolare per bere un ultimo drink. Ci dice che è un locale dove suona Doctor Gabs. Me lo immagino già: un omone da film, con una voce da brividi e le mani grandi che volano sul piano.
È stato molto di più di quello che mi ero immaginata. Entriamo nel locale e mister Gabs sta finendo un pezzo incredibile, Giorgia di Ray Charles. Alza lo sguardo e saluta Natalie, poi con l’eleganza che solo certi uomini sanno avere dà il benvenuto anche a noi.
Fuori continua a piovere, dentro c’è un’atmosfera da sera d’estate alle nove quando il sole non se ne vuole andare. La sua voce è calda e potente, morbida e croccante. Ogni tanto incrocio il suo sguardo e vedo l’America, sento la musica di Portland e San Francisco, vedo la strada di Jack che non finisce mai. Ci sono notti che vorresti non finissero mai. Il tempo, però, decide sempre.
Non c'è trucco - Evento di Hermes - MZ

Non c'è trucco - Evento di Hermes - MZ

E così, con il cuore triste raccolgo la mia borsa, ancora quella del viaggio, e facciamo per alzarci. Gabs ha fatto l’ultimo accordo del suo pezzo. Ma dal microfono, una voce calda e morbida, potente e croccante dice:
“Sorry girls, please last song, last song for the road”.
Lui, il maestro Gabs, chiede a noi di fermarci per l’ultima canzone. La canzone per la strada, per tornare a casa.
Ecco come far sentir donna una donna. Ecco come lasciare un segno silenzioso. Sottile. Come la pioggerellina di fine settembre.



2 commenti

  1. Laura wrote:

    Grazie Maria, è molto più difficile saper creare un ricordo che un’immagine.

  2. CLAUDIO LICLA wrote:

    Ciao MaryZ, hai il raro pregio di far ” vedere “…come magia…ciò che così garbatamente ri-vivi nel Tuo personalissimo modo di raccontarti…mi è sembrata una serata di c.s. tratta dal film ” Casablanca ” pianobar, fumo, un ” motivo ”
    che scalda la notte ” as time goodbay ” e
    infine ” io non salirò su quell’aereo ”
    la Vita continua….
    L’Anima è piena
    di stelle cadenti.
    Victor Hugò.
    semplicemente Claudio LiCla.